Pill 47

Il suonatore di flauto (terza parte)

Di giorno è sempre sul marciapiede antistante il suo nuovo appartamento. Lo stesso che ha scelto volutamente vuoto, per disporre innanzitutto il lampadario blu, unico ricordo salvato in uno scatolone e portato in giro, tra la gente, seguita per breve tempo da una camera a mano. Lui è un suonatore di flauto. L'accompagna indistricabilmente, quasi a motivo di una benedizione o maledizione ineluttabile, continuamente, con delle note che la destano spesso, ad esempio mentre prende il suo caffè con gelato nel bar sotto casa. Tra quelle note vibra un sentimento non assopito, mai domo. Quella musica lascia riecheggiare qualcosa a lei noto. “Come conosce questa musica?” gli domanda. Lui risponde “Invento pezzi diversi. Mi piace sognare”. Un giorno Julie lo trova steso per terra, si ferma e gli pone la cassetta per raccogliere soldi a mo' di cuscino. “Si sente male?”. Lui le risponde “Bisogna sempre guardarsi da qualcosa”. C'è una musica in testa di Julie, che spesso la coglie di sorpresa e la inebria. Un moto meccanico che non può reprimere. Così come nei bagni solitari nella piscina blu, sulle scale del condominio o per strada. In quest'ultimo frangente Julie ha gli occhi chiusi. Non può ancora vedere l'altro, ma la musica è un tramite inconscio. La vecchina curva a fatica riesce a depositare una bottiglia di vetro nell'apposito contenitore per la raccolta differenziata. In Film Rosso la stessa vecchina verrà invece aiutata dalla protagonista. Stadi differenti. E' uno di quei segnali che intercorrono tra i film e in cui lo spettatore coglie un simbolo di familiarità.
Antoine, il ragazzo che ha assistito all'incidente, la rintraccia per poterle restituire la collanina che le apparteneva. “Sarebbe stato un furto”. Julie afferma che l'aveva dimenticata. “Niente è importante”. Chiusa, ermetica, sorride per la barzelletta che il marito stava raccontando poco prima del momento dell'impatto, ripetendo il finale per due volte come sempre. Regala la catenina a Antoine. Continua a inghiottire il passato. All'agente immobiliare riferisce dopo un incertezza di aver ripreso il nome da nubile, e di non “fare niente” nella vita.
La volontà di Julie che emerge dalle azioni e da bruschi interventi verbali, è espressa con maggior chiarezza a quella madre aterosclerotica che la scambia continuamente per sua sorella Marie France. La comunicazione è impossibile. “Adesso so che farò una sola cosa: niente...amici amore e legami sono tutte trappole”. Julie nella sua solitudine ricercata apre inconsciamente uno spiraglio, la ricerca della conferma di avere manifestato paura per i topi quando era piccola. Paura della paura. Infatti ha trovato dei cuccioli nel nuovo appartamento ma non ha avuto il coraggio di ucciderli. Sentimento materno? Ricorrerà al gatto del vicino di casa fedifrago per sbarazzarsene, senza responsablità.
Paura, solitudine, responsabilità. Queste tre parole sono una costante. Julie a poco a poco scopre che pur volendo evitare il contatto con gli altri, non può esimersi dal farlo. Un tipo una notte viene pestato da altri tre, sotto casa. Lei scruta dalla finestra e lo vede divincolarsi e entrare nel suo palazzo. Bussa disperato a tutte le porte, compresa la sua. Cosa fare? Julie resta senza fiato per un po', bloccata dalla paura delle conseguenze. Eppure non può essere indifferente a quella scena. Si sente un rumore, come se la persona fosse stata raggiunta e trascinata fuori dal palazzo. A quel punto esce sul pianerottolo, chiede se c'è qualcuno, ma non ha risposta. E' uscita di casa quando tutto era finito, ma non ne aveva la certezza. Casualmente si imbatte nello sguardo della prostituta del piano inferiore. Quest'ultima è una delle persone che inevitabilmente, per caso, la libererà dalla sua solitudine. Le si presenta a casa una settimana dopo con dei fiori per ringraziarla: Julie ha scelto di non aderire ad una squallida petizione per cacciarla dal condominio “perché è una puttana che riceve uomini in casa”, questa la motivazione della stessa. “Non mi riguarda”. La volontà di isolarsi dalle faccende altrui in questo caso implica una chiara presa di posizione. Julie pur non volendo, scopre che anche nell'atto del nulla prende posizione rispetto alle altre persone.
Tra i numerosissimi simbolismi che il regista dissemina ovunque, mi colpisce il riflesso distorto del volto di Julie nel cucchiaino.

"Completamente chiusa e ripiegata su di sé, ha imparato a non vedere altro che se stessa. Ora però, nell'osservarsi, si vede per la prima volta sotto sembianze deformi: quelle che le rimanda il riflesso curvo del cucchiaino. In esse, attraverso di esse, Julie coglie l'aberrazione a cui l'ha condotta il proprio tentativo di autoannientamento, l'opposizione della propria volontà al proprio desiderio e quella della razionalità al sentimento, confluite, in ultima istanza, nell'opposizione alla vita, al Destino"

(Chiara Simonigh, Tre colori - Film blu, pagg. 80-81, Lindau editore)

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