The sessions (di Ben Lewin, 2012)

Mark conviveva con un polmone d'acciaio per necessità, ma in quel cilindro aveva trovato anche un drammatico rifugio e la consuetudine sfociava nell'identificare la propria immagine esattamente nel tabù che ne soggiogava la libertà. Piuttosto che le convenzioni sociali, era uno spirito religioso autoinflitto a mortificare il suo spirito. Aveva bisogno di trovare il coraggio e la fortuna di poter confidare in persone che l'ascoltassero.
Il film scrolla dignitosamente ed educatamente di dosso i vestiti degli interpreti (la sequenza in cui William H. Macy si presenta a casa del protagonista con le birre e la bandana è straordinaria), i loro ruoli sociali, mostrando le imperfezioni della cosiddetta normalità. Attraverso la scomparsa di un prete, di una simil-prostituta e di una serie di volontari, cosa sia la sessualità per i portatori di handicap fisico non ha risposta perchè scompare anche il soggetto del quesito. Una lieve drammaturgia, essenziale e poetica, si concentra sull'universo comune di imbarazzi delle persone che hanno la sfrontatezza di mostrarsi per ciò che realmente sono. John Hawkes conferma di essere uno degli attori più interessanti degli ultimi anni sia per la caratura che per l'ardore di saper scegliere sempre film di un certo tipo, da Sundance. Helen Hunt, eccellente, si mette letteralmente a nudo evidenziando più lifting che altro. William H. Macy è il solito grandioso caratterista e probabilmente ruba la scena a tutti con il personaggio più indovinato in una pellicola che sdrammatizza continuamente un tema convenzionalmente pesante e intrattabile.

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