Sentenced - Amok (1995)

Amok è il miglior disco dei Sentenced, esattamente il tramite tra il death metal dei primi due dischi e il sempre più morbido e rock depressivo della maturità. Età media di circa vent'anni, il quartetto finlandese aveva alle spalle già una lunga gavetta costellata di demo e EP oggetto di culto, oltre ad uno dei primissimi dischi di death metal finlandese (Shadows of past) e ad un intrigante secondo atto denso e melodico come North from here, in cui per la prima volta cantava Taneli Jarva. Amok è ad un primo ascolto spiazzante. Io stesso pur avendo letto recensioni che ne acclamavano la sua versatilità e la sua matrice non-death metal (ricordo una rece di metal-shock col massimo dei voti) attendevo un suono diverso, pesante e ancorato all'idea di metal che all'epoca possedevo. Invece si assiste senza fiato ad un rincorrersi di riff maideniani, incastri melodici e ricche digressioni in salsa heavy-metal, con un certo gusto per il groove e per lo stoner(si pensi aFuneral spring). L'apparato melodico sviluppato prepotentemente con North from here perde quella componente strutturale death-metal per avvicinarsi a qualcosa di incredibilmente più fresco e appetitoso, lontano da stereotipie e in un certo senso già classico. Con i suoi diciott'anni alle spalle Amok appartiene a quest'ultima categoria, senza età, perchè è dannatamente orecchiabile eppure novità nel suo meccanismo, malinconico e aggressivo ma non metallaro, neppure melenso e spocchiosamente astuto come certi dischi seguenti. L'ugola di Jarva è la grandissima novità, perchè egli passa dal cantato brutale e graffiante del disco precedente ad un roco guttural-blues che sfugge continuamente a richiami e a etichette. Senza dimenticare i cori, le voci femminili, i passaggi acustici e gli assoli sempre più mozzafiato di un Mika Tenkula in stato di grazia, e per di più nella sua presenza asciutta e sbarbata non ancora corroso dall'alcool (si veda il video di Nepenthe). Da Phenix a Forever lost (la mia preferita, troppo lunga però!), passando per Moon magic e Nepenthe, brani impeccabili, ruggenti e malinconici, tra liriche ispirate un po' a Nietzsche un po' allo spirito depressivo del loro crescente alcolismo, che inneggiano ad un nuovo Messia figlio della terra mentre dio è morto. Infine la strumentale perfetta, The golden stream of Lapland, in cui ad una sezione ritmica e solista tecnicamente ineccepibile si affianca uno spirito compositivo in stato di grazia. Quest'ultimo brano che ricorda un po' To live is to die dei Metallica rappresenta la cesura tra vecchi e nuovi Sentenced, e il suggello di uno spirito creativo che non si sarebbe più ripetuto in quei termini di splendore. Taneli Jarva non sembra reggere il successo delle 30 mila copie vendute nelle primissime settimane, incide soltanto il mcd successivo Love & Death prima di uscire di scena e dare il via alla seconda parte della carriera del gruppo, più redditizia ma meno ispirata.

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