Pill 46

L'immagine nello specchio

Se mi fissi dal cristallo
con i globi nebbiosi dei tuoi occhi,
comete che già stanno per smorzarsi,
con quei contorni, dove, stranamente,
due anime si cercano
come due spie, ebbene mormoro:
fantasma, non mi somigli!

Alla guardia dei sogni sei sfuggito
soltanto per gelarmi il sague caldo,
per scolorire la mia chioma scura;
e irraggi, tuttavia, volto crepuscolare,
come una doppia luce:
mi venissi davanti, non saprei
se amarti oppure odiarti.

Alla tua fronte, seggio regale
cui pensieri vassalli fanno omaggio,
guarderei con timore;
ma dal freddo splendore dei tuoi occhi,
colmi di luce morta, spenti quasi,
spettrali, come un'ospite esitante
lungi, lungi, il sedile spingerei.

Ciò che intorno alla bocca si disegna,
la morbida dolcezza d'una infanzia indifesa,
vorrei custodirlo fedele;
ma quando accenna a scherno,
quando prende la mira come un arco,
quando s'altera appena l'espressione,
vorrei fuggire come dagli sbirri.

Tu non sei me, di certo,
esistenza straniera cui m'accosto
come Mosè scalzatosi,
piena di forze che non conosco,
di dolori, di gioie straniere.
Mi protegga il Signore, se nel mio petto
l'anima tua sonnecchia!

E tuttavia, come ti fosse affine,
un incanto m'avvince ai tuoi terrori,
e amore allo spavento deve unirsi.
Sì, se venissi fuori dallo specchio,
fantasma, e calpestassi questo suolo,
avrei soltanto un brivido, e mi pare,
- che piangerei per te!


(Annette von Droste-Hülshoff, La casa nella brughiera, pagg. 147-149, Bur editore)

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