Pill 41

"L'uomo che preferisco non è di quelli la cui fotografia campeggia sui muri delle città, non si incontra nei salotti nè tanto meno in quelle roccaforti che sono le banche. Meno che meno nelle sedi dei vari governi.
I contadini, allora? Ma dove sono, ormai? Gli operai? Gli scenziati? Gli intellettuali dal linguaggio sofisticato?
Se devo essere sincero, la mia preferenza va all'uomo dalla pelle nera e lucente che ho fatto in tempo a incontrare in mezzo alla sua tribù, nel cuore della savana o della foresta equatoriale, e che viveva ancora lontano dai bianchi, senza neppure conoscere la parola denaro.
Quell'uomo era nudo, dormiva in una capanna (chi lo desiderava se la tirava su, in un giorno, sulla terra di tutti), e al mattino, poco prima dell'alba, munito di un piccolo arco e di piccole frecce molto appuntite, si allontanava con passo elastico e circospetto, senza far rumore, guardingo, attento al minimo fremito degli alti ciuffi d'erba o del fogliame, mentre la sua o le sue donne, nude come lui e come lui lucenti nel sole, circondate da un nugolo di marmocchi dagli occhi grandi, pestavano il miglio in mortai scavati direttamente nel legno con un pezzo acuminato di selce.
In quell'uomo, in quelle donne, ho scoperto una dignità umana che non ho incontrato da nessun'altra parte. Li si vedeva e li si sentiva appena, immersi com'erano nella natura, confusi con essa, in armonia con i suoi ritmi."


(Georges Simenon, Memorie intime, pagg. 57-58, Adelphi)

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