Pill 38

Che senso ha scrivere ai propri musicisti preferiti?
Fin dalla maturità un muro di interrogativi si è eretto dinanzi alle mie considerazioni in merito, tanto da disincentivare puntualmente ogni mio timido abbozzo di tentativo.
C’è chi ha scritto musica e parole in due decenni e ha accompagnato la mia crescita, raccontandomi indirettamente molto di sé e lasciando spazio alle farneticazioni che hanno coinciso con un’identificazione pretestuosa dei vissuti.
Chissà cosa c'è realmente dietro quei testi, eppure la distorsione del messaggio è insita nel senso stesso della musica. Possedere le chiavi per la sua decodificazione sarebbe dannoso per entrambe le parti.
Meglio lasciare sempre che questo processo di formazione di fantomatici "fratelli maggiori e minori" si instauri con naturalezza. C’è gusto nell’errore, in specifici casi.
Alcuni giorni fa ho voluto scrivere al mio "fratello maggiore". Ne è derivata anzitutto una sensazione di piacevolezza. Ho anche ricevuto una risposta, che ho apprezzato, ma non coincideva con l'obiettivo. Ce n'era uno, forse? Me lo chiedo ancora.
Da tempo voci di corridoio non fanno che ripetermi che il mio “fratello maggiore” non pubblicherebbe più musica (ormai da anni) perché avrebbe litigato con il suo "vero" fratello minore, che suona con lui. Lungi da chiedergli informazioni a riguardo, ho inteso raccontargli il mio vissuto, cercando di evitare di dilungarmi.
Ma qual è il mio vissuto? C’è un’immagine indelebile, un passaggio di consegne tra fratelli.
E’ linguaggio muto. I miei ricordi pulsano appena vengono solleticati su determinate questioni, come quando leggo un libro e la mia attenzione è catturata da parole come “coscienza” o “identità”. Una foto, un pacco di CD, un agosto torrido, una camicia di flanella.
L’obiettivo, dunque, giace nell’intenzione di volergli raccontare che a parer mio i vissuti tra fratelli sono inscalfibili. Per quanto si possa essere distanti nel tempo e nello spazio, i fratelli di sangue hanno un passato comune irremovibile da cui scaturisce una concezione del mondo comune, non necessariamente identica, indipendente dalla diversità d'opinione e dal carattere.
E’ impronunciabile quel che mi trasmette la musica che C. ha composto con suo fratello in tutti questi anni; in sostanza tutti gli interrogativi che mi hanno sempre bloccato si arenano su questo mero dato di fatto. A dispetto di ciò, ho provato ugualmente a isolare il sentimento che avverto dentro di me, e a riportarlo così com’è: la tua musica in me evoca il mio viaggio da migrante, la coesistenza di Dead can dance e Carcass, la nostalgia per i luoghi della mia infanzia.
C'è un crogiolo di emozioni che spesso, se non quasi sempre, siamo ignari di poter riaccendere.
Basterebbe solo ricordarsene più spesso.

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