Pill 33

Un prologo indimenticabile (prima parte)

Ruota: l’auto di Blu è riconducibile alla valigia di Bianco e ai cavi telefonici di Rosso. Vettori simbolici. L’uomo rapportato alla tecnologia di cui quotidianamente fruisce senza nemmeno rendersene conto.
Asfalto blu, clacson, inseguimenti.
Carta blu che avvolge un lecca-lecca.
L'innocenza straniante non è più innocenza.
La bambina si volta e osserva ciò che viene inghiottito.
L’auto si ferma. Lui di spalle (non si vedrà mai in viso fatta eccezione per qualche foto).
L'auto perde olio: Blu irrompe prepotentemente attraverso un preludio reso soffocante da un’immagine eloquente in grado di lasciar presagire un pericolo imminente allo spettatore ma non ai protagonisti.
Contemporaneamente la bambina fa il suo bisogno sul ciglio della strada. Duplice perdita. Presagio di morte.
Poco distante un ragazzo si diletta con un rudimentale giocattolo di legno: bastoncini, corda, pallina da incastrare. Quando finalmente esulta perché la pallina esegue il movimento che desiderava compiesse, l’auto sbanda e finisce contro un albero.
Nebbia. Grigio. In seguito allo schianto il pallone della bambina rotola via.
Cielo blu. Dissolvenza.
Una sequenza che stordisce e lascia sgomenti. Si è avverato il primo di una serie lunga di presentimenti che perseverano per tutto il corso del film e dell’intera trilogia dei colori. Anzi, il presentimento nel Cinema del regista polacco costituisce una costante.
Catapultati nel dramma senza avere un attimo di respiro.
L’immagine indelebilmente forte, perentoria: la bambina che lascia svolazzare la carta blu che avvolgeva la caramella.
Nel computo dei simbolismi di Kieslowski, sembra rappresentare l’innocenza sradicata e inghiottita in un pomeriggio plumbeo.

“L’esistenza si rivela così fitta di segni all’apparenza incomprensibili, perfino insignificanti, gratuiti, casuali che verranno tuttavia riconosciuti a posteriori come le tracce di un senso ‘altro’ o di un ‘oltre’ di cui appare investito tanto il reale, la realtà circostante (ossia la dimensione spaziale dell’esistenza stessa), quanto gli eventi e il loro svolgersi, il loro concatenarsi (ossia la dimensione temporale della vita).
Nell’incipit tutto ciò emerge già, per così dire, in controluce. L’intero apparato drammaturgico, infatti, vi opera per creare una messa in forma che lasci indovinare senza manifestare, che permetta di intuire senza svelare. Di conseguenza, i mezzi espressivi seguono una strategia della concertazione complessa e sono disciplinati in una partitura rigorosa, in un’orchestrazione precisa.”

(Chiara Simonigh, Tre colori – Film blu, pag. 20, Lindau editore)

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