Pill 32

Emone: Padre, di tutti i beni che gli dei hanno concesso agli uomini, il bene più grande è la ragione. Io non potrei, io non saprei dire se quello che hai detto è giusto: altri potrebbero parlare altrettanto bene. A me spetta osservare al posto tuo tutto quello che si dice, che si fa, che si critica; i cittadini temono il tuo sguardo e non dicono ciò che potrebbe dispiacerti. Ma io, nell'ombra, posso udire, so come piange la città per la sorte di questa fanciulla, la più innocente fra le donne, condannata a morire in modo indegno per il più nobile dei gesti: perché non ha voluto che il fratello, caduto nella lotta sanguinosa, rimanesse insepolto e finisse in pasto ai cani voraci e agli uccelli. Essa è degna dell'onore più alto. Queste sono le voci che corrono, in segreto.
Padre, non esiste per me bene più grande della tua buona fortuna. La gloria dei padri è per i figli la gioia maggiore, come per i padri la felicità dei figli. Ma tu non coltivare quest'unico pensiero: solo quello che dici tu, e nient'altro al mondo, è giusto. Chi ritiene di essere il solo ad avere intelligenza e spirito e parola superiori a ogni altro, se lo osservi bene si rivela vuoto nel cuore. Un uomo, anche se è saggio, non deve vergognarsi di essere duttile, per imparare sempre di più. Tu sai: lungo i torrenti in piena gli alberi che si piegano salvano i rami, quelli che resistono sono sradicati. Se il marinaio tiene le scotte troppo tese e non le allenta, fa rovesciare la sua nave e prosegue il viaggio a chiglia capovolta. Cedi, dunque, accetta il cambiamento. Io sono giovane, ma, se posso darti un consiglio, ebbene, eccolo: la cosa migliore sarebbe che l'uomo avesse, innata, la perfetta sapienza; ma poiché le cose non stanno così, è giusto imparare da chi dice cose giuste.


(Sofocle, Antigone - Variazioni sul mito. A cura di Maria Grazia Ciani. Pagg. 40-41, Marsilio editore.)

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