My dying bride - Turn loose the swans (1993)

Sear Me MCMXCIII

Pour yourself into me, our time approaches
so near, that I sigh.
What danger in such an adorer?
We dance and the music dies.
We carry them all away, as we glide through
their lost eyes.
You lift me above myself,
with the ghostly lake of your mind.
Arise from your slumber in my arms.
Your beauty took the strength from me.
In the meadows of heaven, we run through the stars.
Romantic in our tastes.
We are without excuse.
We burn in our lust.
We die in our eyes and drown in our arms.

Trascorrono pochi mesi dalla realizzazione del secondo EP The thrash of naked limbs, e i My dying bride sono di nuovo in studio nel giugno del 1993 per realizzare quello che è unanimamente riconosciuto come il loro album cruciale: Turn loose the swans.
Il contratto con la Peaceville prevedeva ritmi serratissimi di produzione, alternando full-length a mini-CD. Ciò sarebbe proseguito per altri due-tre anni. In questo marasma di pubblicazioni la band inglese ha proseguito imperterrita una maturazione artistica impressionante.
Con questo secondo album il loro intento principale è quello di abbandonare quasi definitivamente il death-doom degli esordi per incamminarsi su un sentiero del tutto personale, abbastanza impervio a dir la verità. Innanzitutto la registrazione è decisamente migliore; l'approccio strumentale è maggiormente doom-oriented e impreziosito dall'eccellente lavoro svolto dal violinista nonché pianista/tastierista Martin Powell, passato da semplice guest sui primi lavori della band (uno dei primi violinisti, se non il primo, ad essere stato impiegato in un gruppo metal) a membro effettivo e determinante per l'evoluzione del gruppo. Il violino è molto più presente rispetto al passato, magnificamente in contrasto con la pesantezza delle chitarre dei sempre più creativi Andrew Craighan e Calvin Robertshaw, e il risultato di fondo è un suono particolarissimo e innovativo. Evidenzio subito come questo disco sia uno dei più plagiati nella scena doom/death o da chiunque si sia cimentato con il cosiddetto gothic-metal degli anni successivi.
Rispetto al passato vengono mantenuti e migliorati i riff lentissimi, eliminate quasi totalmente le sfuriate death-metal (l'unica accelerazione del disco è presente in The snow in my hand), ma ancor di più colpisce il cantato di Aaron Stainthorpe, che passa dalle tonalità death-grind di sempre alle clean vocals. Il cantato in gutturale è sempre presente, ma in misura minore ed è certamente più raffinato e comprensibile.
Prima di ascoltare le chitarre elettriche bisogna aspettare (circa 9 minuti), infatti la prima traccia, Sear me MCMXCIII, è composta solo da piano, violino e voce. Il risultato è spiazzante, audace, poetico. Le liriche di Stainthorpe sono di uno sdolcinato clamoroso, ma ci sta, si fanno apprezzare perché calzanti al suono.
La band si fa foriera dello spirito romantico dell'ottocento, con la consueta vis polemica degli esordi verso la religione cattolica. Un binomio lirico che negli anni si è ripetuto ossessivamente.
In Your river la miscela violino/chitarre raggiunge l'apice della maestria, mentre nella successiva The songless bird è presente uno stacco, di chitarra acustica e violino in primo piano, di grande intensità emotiva.
The snow in my hand è forse il pezzo che racchiude di più tutti gli elementi caratteristici dei My dying bride: struttura tipicamente circolare (prima e ultima strofa musicale sono identiche), lentezza, brutalità, poesia nel ritorno di violino. Finale lirico influenzato da The dead di Joyce, forse.
The crown of sympathy è sulla scia delle altre composizioni e di particolare ha uno stacco funeral, lentissimo e angosciante, ma al tempo stesso di rara bellezza. Credo che gli Swans, da sempre citati da Andrew come uno dei riferimenti principali, siano stati molto influenti in questo stacco del brano.
Ma che originalità! Che fervore! I My dying bride rischiano tantissimo. La loro filosofia è differente rispetto a quella interpretata dai Paradise lost, almeno in questa prima parte della loro carriera. Poi entrambi si sono resi protagonisti di scelte discutibili, clamorosi comeback, esaurimento delle idee. Ma è un discorso che si affronterà con cautela più avanti.
La title-track è uno dei pezzi più cinerei mai composti dalla band, uno degli episodi più belli della carriera; per tutti i 10 minuti si rincorrono riff claustrofobici e catacombali, e non si può non sottolineare l'inizio e il finale (che coincidono nel pieno rispetto della struttura circolare in cui è articolato il pezzo) assolutamente strepitosi e magistrali!
La conclusiva Black god è, come la prima traccia, basata esclusivamente su pianoforte, violino e voce di Aaron accompagnata stavolta da quella femminile di tal Zena.
Un disco indispensabile per gli amanti del doom-metal e non solo. Annovera una serie impressionante di novità in un genere musicale granitico nella forma così come nell'apertura ad altri sbocchi.
Occorreva l'intelligenza di questi sei musicisti geniali per aprire le porte della novità.
L'intermezzo di The crown of sympathy mi emoziona ancora tantissimo.
Pietra miliare.

The Crown Of Sympathy

See the light and feel my warm desire
Run through my veins like the evening sun
It will live but no eyes will see it
I'll bless your name before I die

No person in everything can shine
Yet shine you did, for the world to see
All a man hath will he give for life?
For life that's lost bleeds all over me

I'd fallen before but it never hurt like this
Don't leave me here to crawl through the mire
I'm without fault before the throne of god
Take from me the crown of sympathy

What do you think you'll see?
What do you think there will be? Sit down!
Did you see the sun?
What will we become? Great ones?

The mouths that dare not speak his name
Behold them, raised, complete and fine
The battle for our lives is oh, so brief
Take my hand and please walk with me

When I was young the sun did burn my face
I let its love and warmth wash over me
The melting voice of many, in the hush of night
Whispering tongues can poison my honest truth

Come dress me with your body, and comfort me
I dreamt of a dead child in my sleep
I wear a terrible mark in my head

my clean, white bed
It calls to me
I must lie down
and I want you to lay with me, in sympathy

No sad "adieus" on a balcony
For one last time, just walk with me
At the beautiful gate of the temple, we must be saved
For deadened, icy pain, covers all the earth




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