Lento - Anxiety despair languish (2012)

E’ bastata una manciata di note ad indicarmi che stavo assistendo ad un’evoluzione in corso.
Ascoltando questo terzo album dei romani Lento si avverte la sensazione costante di deja-vu (specie le prime contorsioni stilistiche adottate nel precedente Icon), arricchita da qualcosa di per sé indefinibile. Potrei menzionare la dose maggiore di melodie (anche se questo è un termine da prendere con le pinze), gli inserti significativi di tastiera (suonata per l’occasione da Paolo Tornitore), o le strutture decisamente più concise e messe a fuoco. Tuttavia l’insieme di descrizioni anche minuziose non coglierebbe l’essenza di un suono unico, che racchiude in maniera eccellente generi estremi più disparati.

Sembra che loro non facciano problemi nell’accostare la brutalità del death metal al doom più plumbeo; la pesantezza dello sludge a riff black metal che ricordano tanto certi gruppi svedesi degli anni ’90.
Il basso ha una fisionomia sempre più distinta e scolpisce suoni ruvidi. Apprezzo moltissimo il lavoro di Emanuele su questo disco.
Rispetto a Icon, Anxiety despair languish è molto più vario e ricco di trovate che non permettono di abbassare la soglia dell’attenzione. Non riesco ad identificare brani più significativi di altri, tanta è la qualità unita ad una versatilità dilagante.
Il migliore album del gruppo, senza dubbio. Un quadro drammaticamente inquietante e per questo meraviglioso. Lo splendido artwork di Matthias Grünewald riflette l’atmosfera del contenuto musicale.
L'artista Rosso fiorentino, col suo Angelo musicante (1521), esprimeva tenerezza e candore mostrando un angelo paffuto che imbracciava uno strumento musicale.
Quello di Grünewald (particolare dell’Allegoria della natività, seconda faccia del L'altare di Isenheim, 1512-1516) al contrario è inquieto e malaticcio, esprime pathos.
Chi apprezza il senso musicale dei Lento non può che sentirsi maggiormente affascinato dalla lacerazione che questa seconda immagine evoca.

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