Mörk gryning - Tusen år har gått... (1995)


Quando i Mörk gryning sono entrati negli Unisound nel maggio del 1995 avevano appena 33 anni in due.
Spesso ci si ritrova a discutere di opere prime di gruppi black metal in cui parole come grezzume, marciume e inesperienza vengono assemblate con abitudine ed un po' di malizia. Al contrario mi ha sempre impressionato la caratura tecnica e compositiva del duo di Stoccolma in questo favoloso esordio. Sebbene non fosse ancora il compositore principale, qui Peter Nagy (aka Draakh Kimera) comincia a pennellare le prime note di chitarra solista e qualche assolo di buon livello: penso che questo quasi diciannovenne dell'epoca (molto più tardi, si scopre, col mito di Gregor Mackintosh sul groppone) sia uno dei miei artisti preferiti in ambito estremo ancora oggi quando riassaporo la vena via via sempre più sperimentale nel contaminare diverse sonorità in quel primigenio black metal (Maelstrom Chaos, il terzo della loro discografia, è uno dei miei dischi preferiti).
Ricco di melodie e aperture epiche, Tusen år har gått... ("Mille anni sono passati...") narra attraverso l'inglese e lo svedese una storia assurda e per la verità anche trascurabile, con classe e talento; un disco sbalorditivo che unisce freschezza e armonia in un gelo persistente, pervaso da molte tastiere ma mai un tappeto sinfonico, voci già ben definite tra il brutale e lo scream, un basso di Jonas Berndt (quindici anni!) ben definito e distintivo e vorticosi giri di chitarre su scale diverse. Non vi è traccia dei Dissection, ciò mi permette di catalogare questo tra i gioielli svedesi di quel periodo in un filone a parte, molto No Fashion ma altrettanto particolare.
Dagon ricerca subito l'atmosfera, Journey definisce subito l'assalto forte della ritmica, ma la chitarra di Nagy spezza spesso il brano in due con quei fremiti accesi a-la Vinterland, tremolo picking a-la Sacramentum e chissà, un piccolo input per Anders Brolycke e il suo cambio di rotta, ma meno melodici e più epici rispetto alla band di Goteborg.
I frammenti acustici sono negli intermezzi, a dissipare la violenza sonora che riparte fragorosa con brani davvero imperdibili per ogni amante del black metal svedese, come la title-track o il monumentale attacco di Unleash the beast, realmente scatenata.
La mia preferita è Omringningen, avvolgente, melodica ma tiratissima al tempo stesso, epica da brividi.
Un disco meraviglioso giustamente considerato di culto.
I Mörk gryning meritano di essere lì sull'olimpo dei grandissimi del genere.

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