Detestor - In the circle of time (1995)


Mi rendo conto che l'esordio discografico di un gruppo metal italiano negli anni '90 rappresenta sempre un traguardo degno di nota, perchè vi si giungeva al termine di una lunga e dignitosa trafila di demo-tape e faticosa promozione via lettera o passaparola.
In the circle of time dei liguri Detestor pur non essendo un capolavoro è un disco memorabile perchè all'epoca in pochi riuscivano a farsi promuovere e a vendere, segno che il talento c'era, le idee anche.
Genovesi proprio come Necrodeath e Sadist, che avevano aperto la strada qualche anno prima. Radici thrash in comune, ma stile differente. I Detestor suonavano un death metal puro, si potrebbe affermare, elaborato e udite udite originale, ovvero difficilmente riconducibile a qualche gruppo affermato del periodo. Questo è il tratto di maggior conto, in un momento storico in cui probabilmente il genere aveva raggiunto uno dei suoi picchi in termini di band fiorite dal nulla in giro per il pianeta.
Oggi il disco suona old-school ma non ha mai perso la sua freschezza e la sua energia: death metal tanto cupo quanto ricco di sfumature melodiche.
E’ stato giustamente osannato dalla critica nazionale del tempo; certo che lo slogan “Olocausto sonoro” oggi fa un po’ sorridere, però!
Brani come Clear the world (con il “famoso finale”), Life goes, E.S.P. o la bellissima strumentale Death inside sono per me indimenticabili. Facevano la differenza il timbro particolare di Marco A. “Jaiko” e il basso di Ale (i giri di brani come Silence o Neurocircuit sono bellissimi). Non ho mai apprezzato i testi invece, un po’ troppo convenzionali ed elementari.
Due tour importanti in Italia (con Sadist e Necromass) e in Europa (con i Malevolent Creation e i portoghesi Sacred Sin, mi pare di ricordare).

Dopo un breve scambio di mail, un bel giorno di primavera del 2007 sono entrato con il mio booklet del disco nel negozio di tatuaggi di Paola a P. E’ stata l’occasione per approfondire di persona alcune curiosità legate ai Detestor e in generale al periodo che attraversava il death metal attorno alla metà degli anni ’90. Paola, intenta ad ascoltare la mia amata Zero signal dei Fear Factory, s’è rivelata una persona affabile, cortese e intelligente, e non finirò mai di ringraziarla per la chiacchierata. Tra le altre cose abbiamo parlato dei vari tour, del loro infelice secondo disco (che Paola lucidamente definì “brutto, con dei brutti suoni”) e del suo nuovo progetto musicale Murderdog(condiviso con l'inseparabile Ale), che all’epoca si preparava a far uscire il primo disco.
Non sta a me giudicare se i Detestor abbiano raccolto meno rispetto alle loro capacità, semplicemente ritengo che questo disco per l’anno in cui è uscito fosse di buona qualità, originale e lungi dall’essere derivativo come un Inside the unreal (non me ne vogliano gli Electrocution). Paola mi disse che se fosse uscito oggi, avrebbe avuto molte meno possibilità; forse proprio in virtù di ciò resta un disco che mi viene spesso in mente quando penso a come veniva suonato il mio genere preferito due decenni fa.
Piccola curiosità: all’incirca nel 2004 ho ascoltato l’identico intro in un disco di Malmsteen.

1 commento:

Adriano ha detto...

Ricordo che ascoltammo questo cd in macchina e mi raccontasti dell'aneddoto riportato nel commento. Sul sedile posteriore c'era Birro ubriaco che insultava PS e l'AD dell'AC Milan. L'album in questione è nella top 15 del metal italiano