Pill 27

La sera tornava a casa tardi, alle dieci, talvolta a mezzanotte. Chiedeva allora da mangiare, e poichè la domestica era a letto, lo serviva Emma. Lui si levava la finanziera per stare più comodo. Elencava ordinatamente tutte le persone che aveva visto, i villaggi dove era stato, le medicine che aveva ordinato, e, soddisfatto di se stesso, mangiava la pietanza avanzata, scrostava il formaggio, addentava una mela, vuotava la sua bottiglia, poi s'infilava a letto, si sdraiava sul dorso e russava.

(Gustave Flaubert, Madame Bovary, Fabbri Editore, pag. 43)



Quando lei entrò, lui era già a letto. Le sue labbra erano severamente strette e gli occhi non la guardavano. Anna si sdraiò nel suo letto, aspettando che lui, da un momento all'altro, riprendesse a parlare. Ne aveva insieme paura e desiderio. Ma lui taceva. Attese a lungo, immobile, ma già lo aveva dimenticato: pensava all'altro, vedeva l'altro e sentiva che il suo cuore, a questo pensiero, le si riempiva di ansia e di gioia colpevole. A un tratto sentì un rumore nasale, uguale e calmo. Dapprima Aleksjej Aleksandrovic quasi si spaventò del proprio russare e si fermò, ma, dopo due respiri, il rumore si fece sentire calmo e cadenzato.
<< E' tardi, è tardi ormai >>, mormorò lei con un sorriso. Rimase a lungo immobile con gli occhi aperti, e le sembrava di vedere, nel buio, il loro bagliore.


(Lev Tolstoj, Anna Karenina, B.C. Dalai Editore, pagg. 194-195)

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