Cult of luna - Eternal Kingdom (2008)



Per Eternal Kingdom parlo sempre di delusione e vorrei che non mi si fraintendesse.
Quel che preso isolatamente sembrerebbe un disco più che valido, solido e inconfondibile, forte di una produzione sbalorditiva, non ha appagato le mie aspettative lasciandomi per gran parte spettatore frigido e distaccato. Perché? Me lo chiedo da ormai quattro anni. La risposta più sensata che riesco a fornire è che in questo caso i Cult of Luna hanno suonato come i Cult of Luna, interrompendo una serie di progressive maturazioni e distorsioni della propria identità artistica per arroccarsi su lidi già conosciuti e sperimentati.
Forse gli otto svedesi avevano abituato fin troppo bene, sta di fatto che in questo disco quasi ogni singola nota per me ha il sapore del già sentito e del poco ispirato in termini di novità. Un mix tra The Beyond e i due album successivi, con tanto di residui di Breach maniera, con quegli sprazzi intelligenti di elettronica che persistono a balenare qua e là senza strafare tanto da esemplificare un po’ l’attitudine dell’intero gruppo, ossia quella di muoversi stando attenti di non uscire troppo dal seminato. E ciò che cambia, come se non bastasse, irrita persino perché al contrario corrisponde a quella ricerca intima che avrei voluto venisse portata avanti. Ovviamente mi riferisco alle liriche, che per spirito di contraddizione o semplice vena sperimentale (che dovrebbero però ancora spiegare) abbandonano temi esistenziali e riarrangiamenti di esperienze personali in favore di una rielaborazione di un diario di un personaggio, tale Holger Nilsson, a quanto pare scritto in un manicomio. Per me resta qualcosa di inspiegabile.
Soffermandomi invece sul tema musicale, se per i dischi precedenti forse con la sola eccezione di The Beyond mi faceva impazzire quasi il 90% ma mai per intero un album del gruppo, qui la percentuale si riduce drasticamente. Ogni volta devo aspettare l’ispiratissima Ghost trail per riconoscere cosa rappresentano per me i Cult of Luna. Un brano speciale realmente in grado di trasmettermi qualcosa. Fino a quel momento il gruppo piazza due brani senza infamia e senza lode, ripetitivi e monolitici (Owlwood e la title-track). Affascinante fino ad un certo punto la componente country-metallizzata che qualcuno ha sottolineato. E’ tutta qui l’evoluzione?
Poi come anticipato, come una tempesta che ti strapazza, giunge l’insperato vortice emozionale del minuto 2:54 di Ghost trail a ricordarti il valore della band. Fino a quel momento come scritto i Cult of Luna hanno imitato se stessi come lo farebbe chiunque, mentre con Ghost trail tornano ad essere i numeri uno nel genere, Isis permettendo.
La cavalcata è lunghissima, straordinaria, indescrivibile, prima di un finale massacrante.
Forse uno dei tre o quattro pezzi più memorabili della loro carriera.
L’intermezzo The lure introduce alla seconda parte del disco. Brani ancora accattivanti, come un The Beyond meno efferato ma altrettanto solido. Mire deep, The great migration e Curse ti prendono, ti fanno prigioniero sul momento, ma ti rilasciano nel giro di breve tempo.
A volte quasi dimentico questo album, poi ricordo Ghost trail e il finale geniale di Following betulas e cambio un po’ prospettiva.
Ritengo che i Cult of Luna abbiano puntato moltissimo sull’imediatezza e la ripetitività, un atteggiamento che anziché portarli avanti li ha condotti a compiere un deciso passo indietro, troncando uno degli aspetti più importanti che caratterizzavano le precedenti opere: la meditazione. Non incorrere in brani chilometrici smorzando la composizione non sempre equivale a guadagnare in termini di qualità. Non sempre il minutaggio elevato equivale a lungaggine.
Sono finiti i tempi di Echoes? Pigio il tasto play per la milionesima volta in corrispondenza di questa traccia leggendaria (si veda la recensione di Salvation) per riappropriarmi di ciò che questa band significa per me, aspettando il nuovo album quasi imminente e sperando che quanto evocato con Ghost trail non diventi la mosca bianca di una inoppugnabile carenza di ispirazione.


1 commento:

Alessio ha detto...

Condivido il tuo pensiero riguardo il calo d'ispirazione rispetto alle precedenti uscite. Vale la pena acquistarlo solo se si riesce a trovare combinato con il dvd dell'ormai noto live