Skepticism - Stormcrowfleet (1995)


I breathed with my eyes,
(with my) ears.


Ridefinita la proposta in Aeothe Kaear gli Skepticism metabolizzano la lezione dei Thergothon ed elevano l’organo a tratto distintivo, cardine della composizione. E’ evidente fin dalle prime note dell’ormai “classica” Sign of a Storm che il suono della band, per certi versi basilare e monolitico, si fonda su tre elementi quali chitarra, organo e batteria.
I riff di chitarra li abbiamo ascoltati ovunque nel corso degli anni, come ad esempio quello introduttivo di By silent wings, ricalcato nel brano Grief dei Despond nel 2003. Riff polverosi, solenni e maestosi, che procedono a velocità ridotta.
L’atmosfera è tutto, l’organo il battito cardiaco, metaforicamente instillato nello scorrere dei versi.
Matti, il respiro caldo e inquietante all’unisono. Un growl che si mimetizza. Archetipo eccellente.
Si respira all’aria aperta. I cinque sensi a contatto con la Natura, affrancati al suo moto perpetuo.
Non c’è epica, il doom realizzato dalla band finlandese si distacca sia concettualmente che strumentalmente da ogni forma di contaminazione death o Sabbathiana.
Musica imprescindibilmente legata ad uno stato di mera solitudine, indicata solo per momenti particolari e non di certo mentre si passa l’aspirapolvere in camera da letto. Non c’è alcun crogiolarsi nel dolore come moltissime altre band, anche clone, hanno mirato a fare.
Pura contemplazione, meditazione, ricerca interiore.
Certo oscuro e per nulla rassicurante nel suo incedere, denso e lontano da una completa distensione. Qualcosa di minaccioso è rimasto dopo un passaggio dell’uomo, lo si coglie in tutta la sua ambivalenza. Il duplice volto della Natura, gli Skepticism lo hanno evocato spingendosi nella terra di nessuno.
Non è la fruibilità che determina il valore di Stormcrowfleet, ma il momento in cui sentiamo di doverlo ascoltare con spontanea compartecipazione: solo allora mostra le sue doti di Everdarkgreen.
For my ears, silence is the ultimate sound.
Dimenticarsi del doom come genere pesante e annichilente. Dimenticare di ascoltare ciò a cui si è perfettamente abituati, con il solo risultato di confermare schemi convenzionalmente accettati.
Immagini in slow-motion, prive di disperazione.
Si esce rinvigoriti dall’esperienza di ciò che è rimasto. I sensi sono stati spinti ad attivarsi verso ciò che quotidianamente ci sfugge e nel tempo dimentichiamo.
L’etichetta funeral-doom non dovrebbe appartenere agli Skepticism, tra i pochi in grado di evitare di cadere negli stereotipi tutt’altro che inevitabili a cui questo genere così denso di “tristezza a palate” ha fatto il callo attraverso una sterile ripetitività. Eppure Stream from the heavens a parte, Stormcrowfleet ne è il degno manifesto.
Pietra miliare indescrivibile se non nelle sensazioni. Da ascoltare in ambienti aperti, soli, desiderosi di arricchirsi.

Qui di seguito riporto una mia recensione scritta nel 2004 per una delle primissime webzine con cui ho collaborato.

Esordio ufficiale del quartetto finlandese; dopo un bellissimo demo del 1992 intitolato Towards my end in cui suonavano death-doom talvolta accelerato e con momenti di batteria in doppia cassa (!!!), nel demo successivo Aeothe Kaear già era evidente un netto cambiamento: via tutti gli elementi death e rafforzata la componente doom. Fin dai primi istanti questo Stormcrowfleet appare molto influenzato dai grandissimi conterranei Thergothon (che all’epoca si erano sciolti da poco), tuttavia l’uso dell’organo e un growling “da brividi” costituiscono due importanti novità nel panorama funeral. Il primo è uno strumento fondamentale per la musica degli Skepticism: accompagna le chitarre(a volte c’è solo una chitarra) nel loro lentissimo e freddo incedere, e a volte addirittura assume il ruolo di strumento portante. Mai banale, si rivela un punto di forza straordinario, come nella prima, eccezionale traccia Sign of a storm, che secondo me è uno dei pezzi più belli della loro carriera. Come ho sottolineato in precedenza, anche la voce è una novità assoluta. Le parti cantate sono rare, e non sono di primaria importanza nella musica degli Skepticism. Credo che sia unica la voce di Matti, non tanto nel timbro, quanto piuttosto nel modo in cui si combina con gli strumenti, ma ciò è difficile da descrivere. Una volta ho letto una definizione particolare ma calzante, ossia ”sembra provenire dalle viscere della terra”. Vero, è questa l’impressione. La batteria è ovviamente lenta ma gioca comunque un ruolo importante in molti frangenti. Tutti questi elementi contraddistinguono gli Skepticism in questo brillante debutto, in tutte le tracce.

Nessun commento: