Carcass - Reek of putrefaction (1988)

Reek of putrefaction. Che roba è? Innanzitutto ha segnato la mia giovinezza. Mio fratello l’ha acquistato nel 1993 unitamente a Heartwork. Lo adoro e me lo tengo stretto. In seconda battuta lo definisco l’apoteosi dello schifo che trova un senso allorché musica e parole sono ostentatamente ilari. I Carcass non si sono mai presi troppo sul serio; probabilmente qualcuno tra i centinaia di cloni al seguito lo hanno fatto, e a quel punto diventi pacchiano. Non so se avrei mai apprezzato un disco del genere senza aver saputo cosa sono diventati negli anni seguenti i Carcass. Quanto slancio tecnico, geometrico e melodico hanno saputo addurre alla violenza mai doma di cui erano in possesso. Scioccava allora e colpisce ancora oggi, questo corpo smembrato in 22 pezzi. Potete mescolare i brani a caso, il risultato è lo stesso. Tanti, troppi aggettivi spesi: marcio, malsano, sporco, grezzo, putrido. In effetti è difficile pensare ad un disco più marcio di questo. Può non piacere ma non lascia indifferenti. Caotico ma geniale. Non ci capisci un cazzo ma ti sturba. Pietra miliare, a testimonianza che non si cambia la storia a caso. E soprattutto, non senza sfrontatezza e sregolatezza. Impeto giovane che deflagra. Un trio di teenagers tra cui due nomi che avevano già scolpito il proprio marchio nella storia. Jeff Walker come grafico della leggendaria copertina dell’altrettanto leggendario Scum dei Napalm Death, Bill Steer come chitarrista su quel disco. Quest’ultimo è un autentico pioniere, figura di culto come principale artefice del movimento grind. Ma a differenza dei Napalm Death degli esordi, che scrivono testi politici seguendo la loro matrice anche musicale punk/crust o post-punk, i Carcass rappresentano una nuova forma, più brutale e efferata ma pervasa di humour inconfondibile: Ken Owen diplomato o laureato in biologia per scrivere i testi spesso estrapolava parole a caso dai suoi manuali di anatomia e istologia. Seguire le parole sul booklet è praticamente impossibile, ma il tentativo va fatto per addentrarsi ulteriormente in un’opera che sfugge. Sconvolge ma è quasi intangibile quanto è contorta e poderosa. Due voci spesso effettate si alternano su un tappeto gravido di blast beat. Giocavamo a scegliere il brano con il titolo più divertente. Penso che Manifestation of verrucose urethra abbia sempre prevalso.

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