Slint - Spiderland (1991)

Slint - Spiderland (1991) Un disco emotivamente instabile. Una sola, inesauribile fonte creativa che attinge dall’intraducibile. E’ impossibile dare un nome al genere suonato in Spiderland. Eppure, per quanto sfugga tra le mani, il segreto che lo incendia ti avvolge completamente, come se toccasse tasti a te noti. Se Tweez (1989) aveva tracciato un primo, profondo solco nella metamorfosi musicale della fine del decennio precedente, Spiderland ne accresce la matassa da cui si dipanano le svariate modalità di articolazione sonora, come se esprimesse un limbo tra sfrontatezza giovanile ed assennatezza della maturità, decretando con largo anticipo l’inizio di una nuova era. Oggi siamo tutti riuniti a fare i fighi e a decantarne le indiscutibili lodi di lungimirante sapienza, ma la realtà è che vent’anni fa solo i quattro musicisti che hanno generato questo parto indefinibile erano consapevoli (?) di quanto valore avessero queste 6 tracce. Non c’è molto da discutere: semplicemente, è il disco che più di ogni altro esprime luce e ombra, attraverso una fitta intelaiatura di arpeggi illuminanti e distorsioni cupe e vibranti. Sembra esautorarsi in questo unico, scarno binomio, ma a fare la differenza è ciò che assurge a livello immaginifico, in una dimensione meditativa: lascivi verso suadenti frangenti acustici, accompagnati da una voce che ci sussurra nell’orecchio parole placide, ci scopriamo improvvisamente ebbri di squarci sonori e urla improvvise che ne conciliano l’esplosione purificatoria, come se qualcosa di indispensabile per tornare a bilanciare l’Arte dovesse prima o poi manifestarsi per lasciarci saturi di musica nella sua natura ambivalente più pura.

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