Occhi senza volto (di Georges Franju, 1960)

Tornato prepotentemente alla ribalta in seguito all’uscita dell’ultimo film di Almodovar, che ne trae evidentissimi spunti, questo film francese appartiene curiosamente all’ondata di opere rivoluzionarie partorite nel 59-‘60 dal cinema francese, pur non appartenendo stilisticamente alla nascente Nouvelle Vague.
Si tratta di un film mozzafiato, avanti rispetto ai tempi per il modo in cui descrive l’orrore e la depravazione.
Per alcune scene disturbanti sconfina nell’horror pur seguendo un canovaccio thriller.
Pierre Brasseur incarna in maniera esemplare le fattezze di un neurochirurgo senza scrupoli, che ha già travalicato ampiamente la dimensione etica della propria professione e della propria natura umana. Ai limiti del grottesco, brillantemente, non gli viene riservata una fine umana: sbranato dai suoi cani (curiosa per Brasseur l’assonanza col personaggio di Grozo in Goto, per quanto riguarda il rapporto gerarchico con i propri cani) soccombe ad una legge umana, non giuridica. Tutto ciò è perfettamente in linea con la risoluzione del giallo, che avviene solo ed esclusivamente attraverso la ribellione di Christiane, e non per merito della polizia, che al contrario si mostra superficiale e eccessivamente cauta, limitata con ogni probabilità ad una dimensione ossequiosa della professione dell’indagato.
Interessante il ruolo ricoperto da Alida Valli, che dà vita ad un personaggio inquietante, obnubilato da una cieca devozione, ma non per questo giustificabile nella sua condotta da aguzzina.
Ma Occhi senza volto è soprattutto un film che riserva attraverso il personaggio di Christiane un briciolo di umanità in un quadro mostruoso; un fiore nel deserto, questo timido e spaurito essere sfigurato è lo specchio di ciò che lo circonda e nei suoi occhi lo spettatore si riconosce a sua volta.
Piccola curiosità, questo film segna il debutto di Claude Brasseur, figlio di Pierre, ed in una sequenza i due recitano assieme. All’epoca molto giovane, Claude è stato successivamente un volto indimenticabile per chi ama la Nouvelle Vague.
Franju è stato un regista influente su Truffaut in particolare, ma evidentemente è a sua volta debitore di Clouzot (aspetto che emerge fortemente, ad esempio, nel bellissimo L’uomo in nero).

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