Il demone sotto la pelle (di David Cronenberg, 1975)

La sessualità è uno dei temi-cardine per David Cronenberg, a partire dai primi due deliranti mediometraggi concepiti come se fossero dei finti docu-film (Stereo e Crimes of the future) fino all’ultimissimo A dangerous method. In questo primo lungometraggio il regista canadese affronta il valore di questa tematica nell’allora società contemporanea, inserendolo come strato profondo di una superficie che si mostra a metà tra un omaggio agli zombie di George Romero (La notte dei morti viventi, 1968) e a clamorose quanto avventate teorie fantascientifiche. L’horror e la fantascienza hanno caratterizzato il Cinema del regista in maniera continuativa almeno fino a La mosca, ma anche nel Nuovo Cronenberg persistono, anche se in forme diverse e forse evolute (ma su questo aspetto aprirei un dibattito che spesso divide i suoi sostenitori). Il genere fantascientifico non è un mero escamotage narrativo per decretare uno stravolgimento filmico, come ad esempio negli anni appena precedenti Argento in Italia aveva fatto nella sua trilogia degli animali, ma costituisce il vero tessuto connettivo tanto quanto l’horror, benché spesso per indicare i primi 6 lungometraggi del genio canadese si ricorre esclusivamente all’uso di questo genere. Al centro del film c’è una domanda: e se l’uomo fosse un essere troppo pensante che dietro le convenzioni ha imprigionato la propria sessualità in favore di sofisticazioni intellettuali che sono alla base dei problemi interpersonali? Naturalmente è una provocazione, e l’esperimento da cui nasce ciò che porterà all’escalation del film è qualcosa di assurdo e inconcepibile, lontano dalla realtà. A Cronenberg tuttavia non sembra interessare il concetto standard di realtà, fin dagli inizi, e lo dimostra con film che creano dimensioni alternative e illusorie, che deformano la realtà e evidentemente con lo scopo di insinuare una riflessione sui limiti di ciò che noi definiamo come realtà inappuntabile e priva di qualsiasi stravolgimento. E’ qualcosa che col passare degli anni in maniera più o meno manifesta è divenuta sempre più intrinseca in questo comune concetto, fino a confondersi, fino quasi a sovvertire le leggi di realtà e immaginazione, da grande narratore di fantascienza al passo con i tempi qual è, attualizzando teorie narrative già ampiamente descritte fin dagli anni ’70 da uno dei suoi più grandi mentori, J.G. Ballard. Ed è anche sulla base di ciò che reputo Crash il miglior film di Cronenberg, malgrado abbia apprezzato molto anche gli ultimi film. Sto uscendo dal seminato, ma il parallelo con Ballard era necessario perché ogni volta che riguardo Shivers (questo il titolo originale di questo quasi-esordio del regista) non faccio che pensare a Il condominio (1988), un romanzo di Ballard di gran lunga successivo a quest’opera dell’allievo Cronenberg, che ritrae un condominio supermoderno e attuale, inaccessibile e isolato dal resto del mondo, in cui si fondono i vari orpelli di una società ammalata dal culto dell’apparenza, proprio come L'arca di noè descritta in Shivers. Certo anche l’escalation di violenza è per molti gradi evolutivi simile: l’imbarbarimento dei personaggi sembra smascherare la loro natura più intima, ed in effetti è così, fino ad un finale assolutamente straordinario e sorprendente, che ci suggerisce che la nuova identità raggiunta dagli inquilini, riconciliati con la primigenia forma di sessualità libera da qualsiasi involucro o elucubrazione, sia la migliore e più genuina faccia del loro benessere. E’ un finale che sovverte l’intera visione precedente del film, in cui lo spettatore è legato e violentato e deve assistere impotente ad una degenerazione progressiva che a macchia d’olio si estende a chiunque. Il culmine è la celebre sequenza della piscina, in cui ad un richiamo evidente al già citato Romero anche il protagonista è fagocitato nel rivoluzionario rimescolamento della specie, perdendo definitivamente le proprie fattezze di protagonista: tutti alla stessa stregua, dunque, in un connubio tra immagine e riflessione sotterranea quanto mai riuscito e interessante. E’ per questo che reputo Shivers un film indispensabile per cominciare ad avvicinarsi e a capire Cronenberg. Il low-budget a disposizione e la mano inesperta da opera prima (c’è una sequenza piuttosto inutile girata con steady-cam che rende al meglio l’idea) ne impoveriscono la visione, che comunque resta più che apprezzabile. Tra gli interpreti, tutti praticamente sconosciuti, figura anche Barbara Steele (La maschera del demonio). Giustamente conservato e considerato, al pari dei primi B-movie di Cronenberg, negli scaffali di dvd horror di culto.

1 commento:

Manuele ha detto...

Ho letto "Il Condominio" l'anno scorso, e mi pare che sia del 1975, lo stesso anno del film ... il film è molto più "horror" e si concentra sull'elemento della sessualità, il romanzo invece è molto più terribile per come descrive la regressione degli "umani" verso la barbarie, la loro violenza e ferocia senza limiti ... il film è da tanto che non lo vedo, dovrei riguardarlo!