Hunter in the dark (di Hideo Gosha, 1979)

Trovo Hunter in the dark uno degli esempi più delucidatori di cinema d’autore inficiato dalla politica mainstream delle grandi case di produzione giapponesi (in questo caso la Shochiku). Hideo Gosha è considerato uno dei cineasti più capaci nella rappresentazione di jidai-geki, ma i pregi tecnici di quest’opera, inopinabili (specie la fotografia), sono al pieno servizio di un teatro dell’eccesso assolutamente inconcludente e svincolato da ogni presunta poetica dell’onore o considerazione sul male in un determinato momento storico (diciottesimo secolo). Il punto focale è che l'intento è proprio di descrivere la genesi della Yakuza in un quadro bestiale e amorale pullulante di Ronin senza scrupolo. Il risultato si ritorce contro le premesse, perchè la violenza manifesta diventa il vero leitmotiv del film e occulta ogni altro tipo di considerazione, trasformando la visione in pura superficie al servizio totale dell’ammiccamento allo spettatore in cerca di esplosioni di sangue e piccanti scene di nudo. Sequenze quasi-splatter e erotismo sfrenato sono orpelli inutilmente ricorrenti in una narrazione edonisticamente arzigogolata e incapace di appassionare. Decisamente un filmaccio, ma potrebbe essere utile osare una visione per cogliere come nel grigiore impressionante della produzione nipponica degli anni ’70 fosse degenerato un genere nobile come quello del jidai-geki, trasformato in merce rivestita da una patina inconsistente di autorialità. Tetsuya Nakadai sprecato.

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