Bubble (di Steven Soderbergh, 2005)

Film low-budget essenziale (quasi un mediometraggio), asettico e straniante.
La scelta di usufruire di attori non professionisti si rivela la carta vincente.
Si respira un aria di provincia, lontana dai riflettori.
La fabbrica di bambole ripresa nella sua alienante ripetitività mostra il riflesso di una manciata di esistenze solitarie e inquietanti.
L’affettività è ridotta all’osso e le relazioni interpersonali sono fragili e artificiose.
Il titolo è esemplificativo di un contesto imploso in una cristallizzazione di azioni routinarie e a basso profilo, estremamente vulnerabile.
La bolla esplode con l’arrivo di Rose, che destabilizza per Martha un equilibrio fittizio appartenente ad una dimensione più fantastica che reale.
Una regia chirurgica coglie gli sguardi carichi di inadeguatezza e invidia di Martha nei confronti di Rose.
Il ritratto di personaggi e dinamiche è impeccabile, tanto da suscitare sentimenti contrastanti verso Martha.
Risulta impercettibile il limite tra commiserazione e condanna; piuttosto prevale uno sconfortante senso di angoscia.
Sesso, bugie e videotape era stato il primo film indipendente del regista, e a mio avviso il migliore. Indubbiamente sopravvalutato ha avuto forse una buona percentuale di responsabilità affinchè egli impiegasse (sacrificasse?) il proprio buon (non eccezionale, sia chiaro) talento in progetti hollywoodiani, con risultati spesso mediocri o addirittura risibili (Out of sight).
Bubble segna il ritorno ad una produzione indipendente, e risulta decisamente tra i migliori lavori di Soderbergh.
Doveva essere il primo di una serie di sei film a basso costo, ma il progetto è evidentemente fallito.

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