Pill 18

Domanda: "Quello che accade nella Germania occidentale a partire dall’autunno ’77 è la fase conclusiva di una repressione precedente? Oppure è l’inizio di qualcosa di nuovo?"

Alexander Kluge risponde così:
"In una società contraddittoria come la nostra starei attento a definire degli avvenimenti ancora in divenire. Lo sviluppo degli eventi non è né lineare né regolare. Dopo Mogadiscio (il fallito dirottamento aereo attraverso cui si chiedeva il rilascio dei prigionieri detenuti a Stammheim, ndr) tutti hanno subito pensato: adesso sarà la volta di una grande ondata repressiva, una nuova Winterreise. E così è stato, ma molto meno di quanto si fosse immaginato e senza una vera e propria svolta a destra. Certo, la destra ha intuito l’occasione che le si presentava e dove ha potuto ha intensificato la repressione. Ma non si può dire che abbia trovato nuovi alleati. Sotto questo aspetto non trovo alcuna differenza sostanziale tra la primavera del ’77 e quella del ’78. Da qualche parte si è avuto un allentamento della pressione, da qualche altra è accaduto il contrario. Ma nell’insieme non è cambiato nulla. Repressione e fascistizzazione non si possono azionare dall’alto. O meglio, dall’alto si può tentare di scatenare la repressione, ma in nessun caso il fascismo. Fascismo significa appropriarsi delle energie della sinistra e dirottarle a destra; e per raggiungere questo scopo bisogna guadagnarsi la forza-lavoro degli uomini e ottenere la mobilitazione delle masse.
Il fascismo degli anni trenta era una mobilitazione a scopi eversivi, che faceva leva sull’attivismo, mentre oggi il pericolo consiste in una mobilitazione che si basi sulla passività della gente. Come lavoratore mi trovo costretto in una realtà molto dura. Lo stesso mi capita come cittadino privato, uno che ha una famiglia e dei figli e vive in un certo ambiente. Sono confinato tra quattro pareti. Da questa realtà dipendono tutte le mie fantasie e frustrazioni, tutti i miei desideri. Sentimentalmente desidero qualcos’altro, qualcosa che mi dia l’illusione dell’esistenzialismo dei sovversivi: “libertà o morte”. Sentimentalmente è un’idea molto suggestiva. Ma non posso realizzarla sul posto di lavoro. Per esempio, se cerco di portar fuori dalla fabbrica una chiave inglese è molto probabile che il custode mi peschi con le mani nel sacco. Proprio questa considerazione mi fa ritenere una cosa assolutamente fantastica riuscire a introdurre pistole e dinamite in una cella (altro riferimento a Stammheim, ndr). Se sperimento costantemente una dissonanza tra quello che sento e quello che posso fare nel mio angolo di realtà, sarò portato a odiare tutti quei fatti che disturbano il mio equilibrio precario, perché io ho bisogno di questo equilibrio per andare avanti. Quando qualcosa lo minaccia, il mio odio si dirigerà sulla causa di questo turbamento. A seconda delle circostanze potrà essere lo stato o il terrorismo. Questo è il vero motivo della passività delle persone; l’interesse che le proprie sofferenze non vengano acuite, non essere lacerati da contrasti interiori. Quindi uno non ha interesse a diventare la cavia di un esperimento, che gli provocherebbe delle sofferenze. Ogni volta che si verifica un mutamento, soffro, perché viene meno quell’equilibrio che mi sono faticosamente costruito. Se qualcuno riesce a mettere in moto questo processo e spingerlo verso destra, è in grado di provocare un movimento di massa, aizzandolo contro una minoranza. Questo che ho appena cercato di descrivere è il nuovo fascismo, che non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che l’ha preceduto. Il nuovo fascismo non sfila nelle strade ma sta seduto nei tinelli e nei posti di lavoro; si annida nei cervelli della gente e costituisce per così dire un avallo allo sfruttamento dall’alto. Questo fascismo non ha ancora raggiunto l’acme. Ma è particolarmente pericoloso perché conduce alla più totale indifferenza verso i soprusi e le violenze che accadono sotto i nostri occhi."

(Renate Klett, Germania d’autunno – Repressione e dissenso nello spettacolo della R.F.T. Ubulibri/Edizioni Il Formichiere, 1979)

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