Saturnus - Paradise belongs to you (1996)






Paradise belongs to you non appartiene alla schiera di album gelidi che fanno della ruvidezza delle chitarre il proprio marchio di fabbrica.
Qualcuno ha definito “bucolica” l’atmosfera evocata, penso sia un aggettivo appropriato.
Le registrazioni prese in ambienti naturali, come il canto di uccelli, e strumenti come tastiera, flauti, violoncello e chitarre acustiche creano una sorta di paradiso terreno colorato e vivace.

Non bisogna lasciarsi ingannare dall’animale morto sommerso dal ghiaccio che appare in copertina.
Non sarebbe dovuta essere quella la copertina: a quanto pare l’immagine scelta assomigliava moltissimo a quella di Eternity degli Anathema, disco pubblicato poco prima (ma non s’è mai capito se la band di Liverpool abbia involontariamente soffiato ai Saturnus l’angelo o la costellazione).
Indubbiamente un’atmosfera celestiale sarebbe stata più adatta e avrebbe fatto il paio non solo con il titolo ma anche con i contenuti lirici e sonori.

Questo maestoso disco d’esordio dei cinque danesi è nato sotto una cattiva stella; pubblicato per un’etichetta misconosciuta (la Euphonius, a sua volta costola della Voice of Wonder – altrettanto di nicchia), soffocato tra decine di uscite death/doom.
Eppure la band, che pure si ispirava al doom britannico sviluppatosi negli anni appena precedenti (con particolare riferimento ai My Dying Bride) era già alla ricerca di uno stile proprio.

Legittimamente riscoperto anni più tardi, Paradise Belongs to you è un album originale e emozionante.
La mente del gruppo era il bassista Brian Hansen (rientrato alla “base” nel 2007 quando il gruppo è tornato a suonare sulle coordinate degli esordi, lasciando alle spalle l’infelice svolta gothic-metal).
Il basso è il punto di riferimento attorno a cui si stagliano le linee di chitarre ora melodiche ora possenti.
Lo splendido utilizzo della tastiera (talvolta pianoforte) di Anders Ro Nielsen definisce i contorni di un suono alchemico differente da quello di qualsiasi clone dei My Dying Bride.
Infine la voce di Thomas AG Jensen (l’unico membro del gruppo rimasto dagli albori ad oggi): un approccio non dico unico ma raro a quei tempi. Non cantava col pulito, semmai declamava versi, parlava; a differenza di un cantato gutturale quello sì piuttosto fedele ai canoni del genere.

Dopo una svolta iniziata già sul secondo album e vari cambi di formazione, il gruppo s’è perso nella ricerca di un accostamento alla musica più convenzionale, smarrendo la creatività di questo esordio.
Il ritorno alle radici costituito da Veronika decides to die (2006) ha restituito l’attenzione non ricevuta in passato, ma per chi ha seguito il gruppo come me da diversi anni prima quel disco non è stato certo una novità, anzi, l’ho trovato un tentativo mal riuscito di riproporre quello stile unico di Paradise belongs to you.

Romantico (nell’accezione ottocentesca del termine), antropocentrico (I am god, the human eye; Human god /sleeping heart/ know thyself/ the beast you are; Seek the gate within yourself), “bucolico”, decadente ma non malinconico.
Da ascoltare all’aria aperta, nella natura di un giardino fiorito.

Brani di culto: la title-track, Christ Goodbye, la mydyingbridiana Pilgrimage of sorrow, Astral Dawn, I love thee (quando ascolto i Mourning Beloveth penso che più che i My Dying Bride la maggior influenza per la band irlandese siano stati al contrario i Saturnus), The underworld. Quasi tutti.
La title-track in particolare è uno dei miei brani doom preferiti.

Find your wasteland sharp and cold
beyond the doors of fear and love.
Seek the rose - her tiny leaves - climbing up the walls.
Even her life is taken by winter's night.
When he breathe upon her neck.
Look at her, as she smiles of death -
her body grabbed by icy hands,
any thorn is overruled by night.
For he crawls into the hearts of all.
The eye of the moon is glowing, though...
she is silent, at distance - lonely wolf is howling.
Then... everything is silent.
The cold is sneaking up upon us all.
The sun is gone, like a lonely man...
Now the angels start to fall.
Bloodstained walls - time is melting
Curtains torn apart.
Dark winds leap across the mountains
death is, when life turns into art.
Human
God
Sleeping heart
Know thyself - the beast you are,
Oh yes, feel, run into your arms.
Paradise belongs to you.


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1 commento:

Amos Gitai ha detto...

Augurandoti un buon Natale e un felice anno nuovo, invito te e i tuoi visitatori a votare i migliori film e attori del 2011. Come blogger di cinema, ti ricordo di votare anche nella sezione apposita.

MIGLIORI FILM 2011