Pill 17

"Sebbene le donne siano occasionalmente per Bergman veicolo di significato, sono molto più frequentemente i personaggi maschili nei suoi film a perseguire istanze etiche, che non sono caratteristiche di entrambi i sessi. Ciò che è sorprendente nel modo in cui Bergman tratta le donne non si riferisce perciò al ruolo filosofico che esse possano svolgere nei suoi film, ma piuttosto al suo modo di trattare i loro caratteri. Bergman offre molte diverse spiegazioni per l’incapacità dei suoi personaggi femminili, opposti a quelli maschili, di trovare uno scopo in un universo senza direzioni. I suoi uomini falliscono spesso perché le loro domande restano senza risposta; le sue donne restano invece prigioniere ad un livello molto più basso dell’evoluzione umana. Le loro vite mancano di significato poiché esse sono radicate nella biologia e nell’incapacità di scegliere uno stile di vita indipendente dal loro ruolo sessuale di donne. In questo senso Bergman è arbitrariamente molto più duro con le sue donne che con i suoi uomini. Esse sono infatti rappresentate come al più basso gradino della scala evolutiva. Sebbene la ricerca filosofica di un autentico modo di esistere non dovrebbe essere influenzata dagli ormoni femminili posti in antitesi a quelli maschili, Bergman insiste nel dimostrare che a causa della loro fisiologia le donne sono intrappolate in vite aride e vuote, per poi avvizzire non appena le prime rughe appaiono sul loro volto. Se il cavaliere de ‘Il settimo sigillo’ non riesce a raggiungere una vita senziente poiché la fredda astrazione che lo muove lo rinchiude in un’etica opacità, la Ester de ‘Il silenzio’ vive una vita vuota e senza scopo perché non ha accettato le richieste del suo corpo di donna, perché rifiuta il suo ruolo sessuale femminile."

(Joan Mellen, Women and their sexuality in the new film, Horizon Press, New York 1973, p. 107)

Nessun commento: