Last minute to Jaffna - Volume I (2008)





Questo è finora l’unico album dei torinesi Last minute to Jaffna, che personalmente considero come una delle migliori band italiane della cosiddetta “scena” post-metal attuale.
Sono rimasto subito folgorato da questo album perché ho trovato la voce pulita del cantante/chitarrista Valerio molto profonda e ispirata, in un panorama in cui spesso certe clean vocals stentano non solo a livello qualitativo ma anche quanto a personalità.
Dunque sebbene queste 5 tracce, strumentalmente, non brillino certo per originalità, le parti cantate meritano di essere messe subito in evidenza.
Oltre agli Isis la coordinata principale è costituita dai Neurosis (ultimi 4 album), come emerge soprattutto da Chapter VI o Chapter V.
Il brano di apertura è essenzialmente costituito su 3-4 note, a pensarci sembra che la monotonia possa apparire da un momento all’altro dietro l’angolo, e invece ci troviamo dinanzi a qualcosa di realmente molto intenso, trascinati da rintocchi cupi e secchi e da un cantato degno di nota, come già scritto.
Splendide le alternanze tra luci ed ombre a determinare stati d’animo differenti: quando parte la “botta” di Chapter X il pezzo decolla e poco importa se il clichè di ricercare un climax ad ogni costo non appaia come una novità.
Tutta la parte centrale di Chapter VI è ancora un altro momento di stacco notevole, prima di un finale massacrante.
La band torinese quando vuole sa fare anche male con due chitarre pesanti e accordate molto basse.
Dopo un breve intermezzo ambient ecco Chapter V, come scritto strumentalmente molto-Neurosis (The eye of every storm?), specie nella prima parte, è un altro pezzo che adoro. Il finale ancora una volta richiama gli Isis (di Oceanic/Panopticon).
Infine Chapter XI, secondo me il brano migliore del lotto. Finalmente anche il basso fa la sua parte in un prologo di grande spessore.
Il gruppo dal vivo conferma grandi potenzialità: atmosfere da pelle d’oca nelle parti più soft, e pesta molto quando i due chitarristi (da citare la mente Dano) schiacciano il pedale. Nell’occasione in cui ho avuto il piacere di vederli e conoscerli dal vivo il nuovo bassista ha completamente stravolto il giro di basso di XI rendendolo ancora più apprezzabile.
Confezione slim-digipack molto essenziale, i testi non sono stati pubblicati perché a quanto pare molto intimi.
Spero veramente tanto di poter presto scrivere di un secondo album (già registrato); i nuovi pezzi dal vivo, più corti e più sperimentali, sono apparsi notevoli.
Nel frattempo cerchiamo di recuperare la compilation in cui appare un loro brano successivo a questo debutto, Chapter XII, a mio avviso il meglio che i LMTJ sono riusciti a concepire finora soprattutto perché in quel brano c’è l’impronta di un’evoluzione in corso frutto di una ricerca più matura e personale.



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