Valerian Swing - Draining planning for ears reflectors (2008)




Come promesso, anche grazie all’opportuna segnalazione di D. (che ringrazio di cuore) ho recuperato il primo album dei Valerian Swing.
Un disco non conosciuto come meriterebbe.
All’epoca (2008) oltre al trio dell’album successivo c’era un cantante, Raffaele Marchetti.
Le parti vocali sono più presenti rispetto a A sailor lost around the earth, e Raffaele alterna voce pulita (in stile Toby Driver dei Maudlin of the Well/Kayo Dot) ad un raro cantato gutturale un po’ indefinibile, direi schizzato per cercare di rendere l’idea.
Schizzata è la proposta sonora del gruppo, che già da questo esordio si diverte a mescolare le carte in tavola ed ad avvicendare ad un “classico”, blando post-rock, momenti di pura destrutturazione.
Un esempio è Never ending accusative – storm in a space loo, ma più in generale evidenzio come in ogni brano del lotto non sai mai cosa aspettarti e l’effetto “stravolgimento” è sempre dietro l’angolo.
In A sailor... tutto è calcolato con maggior precisione ed equilibrio formale, qui invece le strutture dei brani, pur essendoci spesso un ritornello, sono un po’ più sfasate, procedono un po’ più a fatica (tipo il chilometrico, quarto brano) e talvolta si chiudono un po’ senza criterio (come in Mr “I never laugh” laughs).
Insomma se sotto il punto di vista strettamente inerente alla cornice (che pure fa la sua parte, giustamente) il gruppo mostra delle lacune da giovane quartetto all’esordio, sul piano squisitamente musicale emerge un potenziale enorme, tanta qualità e momenti emozionanti che ci aiutano a considerare questo disco come un piccolo gioiello.
Il gruppo è molto tecnico e vario, punta tantissimo sulle continue scomposizioni della forma-canzone per realizzare qualcosa di dinamico, multiforme e sorprendente allo stesso tempo. Senza dimenticare i momenti più delicati e più lineari, che pure esistono, in cui il gruppo quasi in veste shoegaze si esprime in modo altrettanto interessante.
Da ascoltare senz’altro per la varietà: quante volte vi capiterà di trovare in un disco parti jazzate, arpeggi misurati e furia omicida allo stesso tempo? In questo calderone ancora un po’ grezzo ma di sicuro fascino questo disco sembra quasi una risposta italiana ai citati (da me adorati) Maudlin of the well (tra l’altro anche loro utilizzavano il sassofono, che invece i Valerian Swing inseriscono sul secondo album). L’unica differenza è che quando decidono di pestare i Maudlin of the well, che hanno radici metal, sconfinano quasi in territori di death-metal.
Io credo che al contrario i Valerian Swing col metal abbiano realmente poco a che vedere, anche in termini di ascolti.
Un disco, questo Draining planning for ears reflectors, che tuttavia ha delle particine molto efferate quasi-metal qua e là in cui la voce di Raffaele è molto caustica. Si ascolti ad esempio quell’ennesimo quadro schizzato che è Fracassius and his way of copying and pasting, soprattutto nella parte finale. Qualcosa che è andato perso sul secondo album in cui la linea seguita dalla band è molto più inquadrata e definita, pur nella sua ricchezza di sfaccettature.
Fin dal primo ascolto il mio brano preferito di questo album è stato l’ultimo, Terror from the apple side once more, il più shoegaze e forse anche il più malinconico.
Un disco molto ricco, eclettico, a tratti entusiasmante, altre volte un po’ caotico. Ha molte imperfezioni ma al tempo stesso non scade nell’ esercizio di stile.
La ricercatezza sonora, la tecnica e l’apertura mentale di questo gruppo decretano le basi per poter suonare di tutto senza mai annoiare.
Un degnissimo apripista per quel gran disco che è il più maturo A sailor lost around the earth.



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