Neil on impression - The perfect tango (2006)





Ho in mio possesso la ristampa di The perfect tango, secondo album dei Neil on impression (il loro primo lavoro del 2003 invece non lo conosco), allora giovanissimo gruppo di Forlì dedito a tracce completamente strumentali lunghe ma mai chilometriche, a differenza di coloro che forse sono il loro principale riferimento, ovvero i canadesi Godspeed you! Black emperor.
Dopo un lunghissimo travaglio dovuto alla difficoltà del bassista di ritrovare le copie (finite addirittura in uno scantinato..) sono riuscito finalmente a venirne in possesso proprio durante un concerto (memorabile) della band canadese, ovvia influenza anche dei Giardini di Mirò, peraltro corregionali ai NOI.
Dunque ci si lascia persuadere volentieri che ci sia una certa somiglianza tra di essi, tuttavia dopo un primo approccio superficiale emerge una ricercatezza sonora di diversa matrice e non priva di una certa originalità.
Penso che gli strumenti centrali per i NOI siano il piano (suonato da tale Ando), violino e violoncello (rispettivamente suonati da Valentina e Veronica, ammesso che la formazione che suona su questo album sia la medesima del seguente – mancano infatti i crediti e non c’è un booklet).
Quasi sempre le composizioni vengono imbastite su questi tre strumenti, per poi evolvere lentamente attraverso gli altri (due chitarre, basso, batteria e talora organo, tromba, sassofono!) in un quadro ricchissimo di sfumature sonore senza scadere nel caotico o pacchiano. Tra l’altro gli strumenti, pur essendo un esordio, sono suonati con un’evidente dimestichezza.
Vere e proprie digressioni, dal sapore anche post-rock, si fanno strada per circa 35 minuti e scorrono in maniera fluida.
Niente di cervellotico o arzigogolato. Arrivano al punto senza inutili sofisticazioni sonore, sanno dove colpire e movimentare il crescendo di intensità e viceversa.
Direi che questo gruppo proprio per la nutrita quantità di strumenti inseriti sfugge a qualsiasi definizione musicale. La musica classica ha un peso influente su questo collettivo, è evidente. Tengono molto a esplodere dopo una ricerca sopraffina di climax (ascolta The silent glance of Andromeda, a tal proposito) ma non assecondano la loro ricerca raffinatissima a questo clichè. Se il disco in questione ha un limite è forse la mancanza di un vero elemento distintivo tra un brano e l’altro. Si termina l’ascolto consapevoli di aver attraversato una gran quantità di momenti pregevoli, ma si fa un po’ di confusione a saper distinguere un brano piuttosto che un altro.
Forse il brano più ispirato dei quattro è proprio il citato The silent glance of Andromeda, che sfocia in una seconda metà di grande impatto. Questa band ricerca trame molto sommesse ma quando vuole sa anche picchiare, la batteria nei momenti più caldi ricorda un po' quella degli Explosions in the sky, altro evidente riferimento del gruppo.
La copertina di questa ristampa è alquanto strana, differente rispetto alla prima versione: consiste in un foglio trasparente ripiegato in tre parti e ricoperto di forme geometriche bianche.
Un disco che sarà giovanile come me l’ha definito il modesto Matteo, ma che a me piace molto e mi sento di consigliarlo a chi cerca un disco fuori dai generi, molto molto sperimentale, decisamente superiore a qualsiasi uscita post-rock di gruppi che ricercano giusto una sterile imitazione dei propri mostri sacri.

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