Pauline alla spiaggia (di Eric Rohmer, 1983)


Pauline apprende che nel mondo adulto i sentimenti subiscono una serie di dissimulazioni atte a tutelare il proprio tornaconto.
Non sempre ad un sentimento corrisponde un’azione congrua.
Scopre come “rivelare a fin di bene” una verità celata possa ripercuotersi clamorosamente sul giudizio degli altri nei suoi confronti.
Non a caso il motto di questo terzo capitolo della serie “commedie e proverbi” è “chi parla troppo si danneggia” (Chrétien de Troyes).
Immersa nella passione del mondo adulto, la giovanissima protagonista scopre come le persone mentano a se stesse pur di appagare uno stato illusorio di benessere sentimentale.
Marion tra due possibilità vuole credere a quella che possa confermare il suo desiderio: a che pro contraddirla?
Attraverso un gioco arguto di inganni, bugie, equivoci e mascheramenti, Rohmer mette in scena cinque personaggi differenti, a ciascuno dei quali corrisponde un profilo ben determinato.
Tra Henri e Pierre preferisco secondo (benché non mi sia comunque simpatico), più verace, tanto che la stessa Pauline parteggia per lui nella “corsa” a Marion.
Henri è il prototipo del doppiogiochista libertino. La sequenza in cui bacia le gambe di Pauline (si rasenta la pedofilia) lo rende ai miei occhi persino raccapricciante.
E’ interessante come il personaggio di Pierre scompaia alla distanza, inghiottito dal temperamento di una trasformazione della realtà troppo sofisticata rispetto ai suoi intenti apertamente manifesti e pertanto estremamente vulnerabili.
Palesare esageratamente le proprie carte è deleterio in amore.
Pierre sperimenta come svelare tutti i sotterfugi di Henri e dunque come sentimenti e azioni siano in contrapposizione tra di essi possa ritorcersi contro di lui (l’attore Pascal Gregorry avrà modo di rifarsi con Sophie Marceau quasi vent’anni più tardi ne La fidélité di Zulawski).
L’ultima riflessione personale come sempre è che questi borghesi nullafacenti che invadono i film di Rohmer talvolta potrebbero anche lavorare nella loro vita.
A parte Pauline e (in parte) Pierre è praticamente impossibile familiarizzare con gli altri (compreso Sylvain).
La location balneare unitamente all’idiozia di questi personaggi (specie l’insopportabile oca Marion) mi ha fatto pensare molto a Racconto d’estate.
Orrendi i costumi da bagno degli anni ’80.

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