Pill 11


Abbiamo rivisto La pivellina di Tizza Covi e Rainer Frimmel, i due fratelli Dardenne italo-austriaci.

Avevo assistito alla proiezione di questo film durante una rassegna relativa al festival di Cannes nel 2009 e me n’ero innamorato subito.

Quando sono stato a Vienna nel marzo dell’anno successivo, un giorno mentre giravo per la città ho scorto una piccola sala che lo proiettava.

Successivamente, mentre riscuoteva successo tra i più svariati festival in giro per il mondo, avevo provato a cercarlo, inutilmente, anche dopo il passaggio nei nostri cinema nel maggio del 2010.

Nel gennaio del 2011 la Feltrinelli ha curato un’edizione speciale: 2 DVD e un libricino interno. Tutto molto ben curato e ricco di extra. C’è anche il primo vero lavoro di questi due cineasti, Babooska, un docufilm che vedremo presto.

De La Pivellina (in Italia distribuito con un titolo alternativo, Non è ancora domani) mi piace com’è descritta la “compressione della scelta” che grava su Patti e Walter. Perdono qualcosa indipendentemente dalla loro decisione. Se denunciano, rischiano. Se tengono la bambina, è un onere a cui non possono far fronte con le proprie risorse.
Tairo rievoca la sua infanzia e per questo è ancora più legato alla bambina di quanto possa esserlo ciascuno di noi.
Mi piace la sensibilità dei tre personaggi principali verso Asia e verso la vita. La solidarietà del piccolo mondo circostante in cui essi vivono realmente.
E per Asia, qual è la scelta che la tuteli maggiormente?
Ancora una volta madri che non sanno fare le madri, padri sconosciuti e sicuramente lontani, distanti, senza volto. Bugie e noncuranza. L’incapacità di riconoscere nel figlio la fonte di un riscatto personale piuttosto che un peso. L’incapacità di identificarsi in lui in una prospettiva positiva e di ricchezza, di considerarlo come un’escrescenza del proprio Sé, e non un corpo a parte.
Il finale è aperto ma ci indica che sicuramente la madre non arriverà mai.
In Patti si insinua la consapevolezza che le difficoltà devono ancora cominciare. Proviamo un’immedesimazione e una commozione difficile da spiegare. La poesia che ci hanno regalato questi due giovani cineasti è rara. Grazie. Aspettiamo con ansia la prossima fatica.

(Questo appunto è solo un'appendice al piccolo commento relativo al film, scritto nel 2009 e riportato su queste pagine)

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