My Bloody Valentine - Loveless (1991)





Loveless è un’esperienza uditiva unica che interferisce con la vista.
Evoca molte immagini, deforma la realtà circostante.
Per me il colore persistente di questa visione sognante è il violetto della copertina.
Mai disco più etereo e pesante allo stesso tempo.
La voce soave e angelica di Bilinda Butcher sembra prenderti per mano.
Il missaggio basso delle parti vocali (a volte sembrano dei veri e propri sussurri) si fonde perfettamente con quello alto dell’interezza dei suoni. Loveless pulsa in questa contraddizione principale.
Il feedback elevato a inno.
Il feedback che ricrea tutto, sostituisce strumenti e crea un effetto straniante.
Quei campionamenti (la maggior parte ricavati proprio dai feedback di chitarra) che s’inchiodano nel cervello e ti martellano fino a farti smarrire piacevolmente.
Loveless è un viaggio straordinario che parte con un brano d’impatto come Only Shallow, il più rappresentativo del disco ma per me il momento più profondo avviene con il quarto brano To here knows when, in cui la sensazione di levitazione raggiunge la sua vetta. La voce di Bilinda è dolcissima. Come una brezza questo brano ti conduce lontano. Non è la brezza degli Slowdive (l’epocale Catch the breeze – scriverò prestissimo anche di Just for a day della band britannica), soffice e piacevole.
La band irlandese stona il naturale corso della vita, ricrea un ambiente artificiale che identifichiamo comunque con piacevolezza come in una dimensione onirica, ma è agli antipodi di quel tocco delicato e naturale, a volte minimale degli Slowdive. Questa è quantomeno la sensazione che suscita in me.
Non so quanto abbia senso evidenziare come Loveless e Just for a day, contemporanei (1991), rappresentino una scossa vitale per il movimento shoegaze, tanto sono diversi nel loro concepimento.
Non voglio dilungarmi su etichette e sinonimi, perché la band irlandese con questo disco crea qualcosa di oltre.
Il lavoro di Kevin Shields (chitarrista e principale artefice delle idee e delle composizioni – anzi, ha registrato praticamente tutte le linee di chitarre e di basso) è talmente mostruoso che sarebbe un’impresa colossale descriverlo nel dettaglio tecnico.
Da When you sleep appare anche la sua voce, che s’interseca con quella della Butcher (lui su toni alti, lei bassi), anzi per questo brano sono utilizzati non so quante stratificazioni di linee cantate (credo 12-13) da rendere praticamente impossibile comprendere i testi (caratteristica che contraddistingue quasi l’interezza del disco – n.b. i testi credo non siano mai stati pubblicati).
Dopo la martellante I only said c’è un altro passaggio per me indimenticabile, Come in alone. Su questo brano forse la Butcher suscita le emozioni più intense col suo cantato. Da sottolineare le note di basso su questo brano o sul precedente, una chiara influenza per molte band, dai cloni britannici per finire al moderno black/shoegaze (si pensi ad Alcest).
L’acustica in sottofondo di Sometimes la rende una sorta di ballata comunque distorta dal suono massiccio dell’elettrica. Il tappeto crescente di tastiere è qualcosa di memorabile.
Lasciato il loop martellante di Blown a Wish, What you want accelera come non mai il disco (drum machine utilizzata dal batterista, che suona personalmente solo su Touched e Only Shallow).
La conclusiva Soon ha invece un bellissimo refrain in cui si intreccia una melodia un po’ esotica di flauto con un grazioso giro di basso.
Loveless a novembre compie 20 anni. E’ ancora spaventosamente unico.
La sua parte centrale è clamorosamente emozionante per me, ma nella sua interezza è un disco sublime.
Visionario. Da possedere assolutamente.


Download


Nessun commento: