La stanza del figlio (di Nanni Moretti, 2001)


“Ho visto La stanza del figlio di Nanni Moretti. Il viaggio finale è bello per semplicità, semplice per bellezza. Un’acqua invisibile scorre nelle inquadrature, irriga lentamente. Torna una vita fragile, molto fragile. Ritorno della vita. Ritorno alla vita. Sentirsi di nuovo vivi tra gli altri, è uno dei passaggi più difficili da riprendere, e ci è riuscito. Grazie”

(Luc Dardenne, 18/07/2001)


Giovanni, Paola e Irene sentivano finalmente il bisogno che qualcuno li guardasse e li conducesse lontano da quelle quattro mura che non saranno più le stesse.
Dove siamo? Non lo so. Nel viaggio di riscoperta spazio e tempo non sono più dimensioni che determinano il nostro modo di considerare la materialità del presente e il peso di passato e futuro.
I wonder why we came, si chiede Brian Eno.
Si pongono il medesimo interrogativo loro tre, trasportati dalla necessità di ricomporre se stessi e il proprio nucleo.
Giovanni, Paola e Irene si osservano attraverso gli occhi di Arianna.
Il bisogno che qualcuno ci dia un’altra prospettiva della vita, immergerci nel suo sguardo per assistere allo spettacolo che i suoi occhi sono in grado di catturare.


Into the blackened night of my world within,
Soaring...through and beyond my mind,
And into the void of its universe.
I am dissolving...as if born again.

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