Il cadavere dagli artigli d'acciaio (di Léonard Keigel, 1970)


Distribuito in Italia con un titolo tanto fuori luogo quanto ridicolo (quello originale è semplicemente Qui?), si tratta di un giallo senza infamia e senza lode con due interpreti principali di grandissimo spessore.

Claude scompare in modo tale che lo spettatore si schieri dalla parte del fratello Serge nel sospettare Marina di omicidio. Quando riappare viene in mente Gli innocenti dalle mani sporche in cui qualche anno dopo recita la stessa Romy Schneider.

Tutto molto ben collaudato ma non esente da cadute di stile.
L’approfondimento della psicologia è scarno.

Serge sembra accanirsi alla ricerca della soluzione del mistero più per amore della verità che verso il fratello: questo è l’elemento più interessante.

Per il resto ci sono davvero pochi spunti degni di un giallo intrigante: la noiosa parte centrale mantiene inalterato il mistero relativo al cadavere, ma a parte l'interrogativo sul proiettile mancante non ci sono particolari risvolti in grado di avvincere.

La forza trascinante è costituita quasi esclusivamente dalla meravigliosa Romy Schneider in grado come sempre di attribuire al suo personaggio una presenza scenica unica. E un pizzico di erotismo che non guasta.

Il film si risolleva decisamente nella parte finale con l’inseguimento e l’omicidio vero e proprio.

Rovesciamento di prospettiva: l’innocente è ora colpevole, il sospettoso ora ha fiducia, il finto cadavere è realmente cadavere.

La coppia Ronet-Schneider è affiatatissima (In pieno sole – il cui finale è molto simile - e il celebre La piscina; quest’ultimo girato proprio l’anno precedente) e funziona molto bene.

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