Gli amori folli (di Alain Resnais, 2009)


Le erbe folli.
“Le erbe” che appaino nell’incipit e nella meravigliosa serie di carrellate che precedono il clamoroso epilogo; quelle manifestazioni selvagge e libere che s’inerpicano ovunque e in qualunque modo, facendosi strada persino nel cemento.
Il sentimento dirompente e irrefrenabile che pervade questo film non sono “gli amori”, come la traduzione italiana in modo approssimativo e generico traduce in conformità delle solite esigenze di botteghino, semmai il desiderio unito alla disperazione.
“Folle” è l’aggettivo più adatto per connotare tale devastante connubio.

Non so in che misura ricalchi il romanzo trasposto; Resnais modella la materia secondo il suo inconfondibile modo di fare cinema.
Un film che fluttua nel tragicomico ma che possiede una verve unica e anticonvenzionale.
L’ho amato fin dalla sua uscita nelle sale e ora dopo averlo rivisto nuovamente in dvd ho riso di gusto in molte scene e mi sono entusiasmato dinanzi ai soliti aforismi e freddure di uno script taglientissimo.

Georges e Marguerite sono due personaggi assolutamente fuori dagli schemi e si fanno adorare per i propri complessi e imperfezioni.
Due persone molto sole che in maniera sconclusionata si lasciano trascinare in qualcosa di indefinibile, anomalo.
Non saprei come definire la pulsione ai limiti (e talvolta ben altro) del patologico che li trascina. E non c’è una vera e propria causa che la scateni.
Apprezzabile l’elemento narrativo del destino, come tassello da cui cronologicamente ha tutto inizio.

La prima parte è bellissima, avvincente.
Focalizzandosi su Georges viene ritratto il quadro famigliare e la prima fase del singolare stalking.
Questo frammento narrativo relativo al “corteggiamento” (definiamolo così) è il migliore: si fa strada tra telefonate ripetitive e lettere-fiume sulla propria vita, fino a esacerbarsi nell’azione vandalica.
Da questa serie di comportamenti ossessivi e di repentini cambi di umore di Georges viene tratteggiato sapientemente e approfondito il tutto-nulla che caratterizza la sua personalità disturbata: secondo un’ottica “non francese” potremmo constatare che egli presenta numerosi tratti in comune con un disturbo di personalità di tipo borderline, come la forte instabilità nell’immagine di sé, l’instabilità emotiva, il pensiero dicotomico, l’iperidealizzazione, la rabbia, i comportamenti impulsivi e lesivi.
Ma è proprio il modo di lasciar fluire il fascino del film e viverlo nell’ottica di Resnais a rendere il protagonista molto meno “malato” di quanto possa sembrare secondo un taglio analitico differente.
Ci spinge a concentrarci sulla forza magnetica che coinvolge queste bizzarre relazioni interpersonali, piuttosto che sul giudizio dei singoli.

Georges è stato sicuramente traumatizzato dal tentato suicidio della madre e i sogni spezzati del padre (amava gli aerei ma è finito a riparare le moto – questa scena è magistralmente ambivalente: tanto spassosa quanto triste).
L’intervento di una spaesata coppia di poliziotti (tra cui Mathieu Amalric, che specie qualche anno fa spuntava come il prezzemolo in quasi tutti i film francesi), “moralisti” e fin troppo comprensivi (ma prima ben poco ligi in servizio, trascinati in una festicciola in ufficio) sembra placare le acque: avviene il punto di frattura del film, in cui avviene un quasi rovesciamento dei ruoli tra “stalker” e “perseguitato”.

A questo punto la personalità di Marguerite emerge accompagnata da maggiori dettagli sul suo conto, malgrado permanga un alone di mistero sulla natura del rapporto con Josepha quasi fino alla fine.
Sappiamo poco sul suo conto, molto sulla sua solitudine e sulla sua lealtà (il colloquio con la moglie di Georges – possiamo intuirne il contenuto) e franchezza.

Progressivamente queste due vite vengono sovrapposte fino ad identificarsi in qualcosa che collima.
L’incontro sulla rampa col finto finale (geniale) suggella questo stato, prima che i due si perdano nell’alveo che li culla (l’aereo), in un viaggio finale metaforicamente brillante.
E’ finita? Neanche per idea.
Con maestria Resnais evita di mostrare l’impatto, ce li fa immaginare ancora così, nell’ebbra contemplazione di una sessualità immaginifica, piroettando nel cielo.
E in un velocissimo viaggio altrettanto immaginifico tra rocce e natura selvaggia veniamo tutti catapultati nella stanza di una bambina che prima di addormentarsi chiede alla madre se quando rinascerà gatto potrà mangiare croccantini. Geniale, folle.

La qualità della recitazione è incredibile: Resnais non sbaglia mai un colpo con i “fedelissimi” Sabine Azéma e André Dussollier.
Da citare assolutamente anche la fotografia di un altro fedele ormai del regista, Eric Gautier (Into the wild).

2 commenti:

bombus lapidarius ha detto...

Bellissima recensione di un altrettanto bel film. Misterioso, capricciosamente "incompiuto", folle. L'ho visto più di un anno fa, mi è venuta voglia di rivederlo.

M. ha detto...

Grazie mille. Ho visto che il dvd in genere si trova tra i 6,99 e i 9,99.