Pill 4


Quando la sete dell’obiettivo prevarica quella dei sensi.

Mettiamo una band di Philadelphia alla prima apparizione in Italia.
Alcuni dei pochi fortunati che assistono allo show la considerano la migliore sulla faccia della terra da alcuni anni a questa parte.

Mettiamo ora due persone in prima fila, a pochi centimetri dal cantante (ovviamente non ci sono transenne e il palco è praticamente inesistente).
Il primo decide di scattare una serie impressionante di fotografie inutili, orrende, con tanto di flash, in faccia al cantante intento a interpretare un brano. Ciò avviene per l'intera durata dell'esibizione.
Anche il secondo è in possesso di una fotocamera, ma avverte un impulso irrefrenabile di tenerla spenta durante lo show e di accenderla solo durante i brevissimi intervalli.

Libero arbitrio: evviva! Ciascuno dei due ha pagato un biglietto e merita di usufruire dei musicisti come meglio ritiene.

Ma c’è un limite entro il quale devi attenerti. Occorre rispetto. Quantomeno togli il flash, coglione.

"No more flashing lights", esclamò cortesemente irritato un musicista durante un concerto, un paio di anni fa. Ma i flashing lights in questione erano a metri di distanza, non centimetri. Come avrebbe agito in questo caso?

Ho saputo che il secondo tipo della prima fila ha ancora negli occhi Matt mentre levitava durante il tapping di Renew.
Perchè levitava, questo faceva, vero?

Quando la mente attraverso i sensi annichilisce volontariamente ogni forma di interferenza verso l'oggetto che genera l'emozione che intende catturare.

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