Pill 1

Questa è un'appendice al commento scritto per Il ragazzo con la bicicletta, a cui eventualmente rimando.

Lì nelle viscere permea e sedimenta quel film che ti turba fino a spaventarti. L’identificazione permette sempre di trovare delle vie di uscita alternative.
Come facciano non so: i Dardenne parlano della nostra vita.
Cyril esiste. Ora che l’ho conosciuto la mia vita è cambiata ancora una volta. E’ ancora presto per capire quanto possa arricchirmi in maniera funzionale la tolleranza che l’amore della madre è in grado di far sbocciare.

Non c’è un codice universale dei vissuti. Non esisterebbe la soggettività.
Ecco perché la favola di Pinocchio o un’analisi esageratamente adesiva a nessi di causalità narrativi resta a chi ha apprezzato meno o non ha affatto apprezzato l'ultimo Dardenne. Per non parlare di coloro che si sono immediatamente adoperati per trarne un paragone con i film precedenti.
Ciò mi indica ancora una volta che davanti all’Arte anch’io posso essere sull’altra sponda. Bisogna ancor di più tendere l’orecchio, soffermarsi a leggere quando qualcuno cerca faticosamente di spiegarti che un film racconta qualcosa della sua vita che lo ha terribilmente scosso.
Per quanto le due parti possano essere sinceramente orientate l'una verso l'altra, resta un margine che le separa. E’ il vissuto.

Il margine che separa il Cyril della realtà da quello della finzione è tutt’altro che incolmabile. L’opera d’arte ce lo ha indicato nella finzione.
E non è un finale irreale: c’è, è possibile, lo vediamo anche nella realtà quotidiana fatta di sforzi inauditi tesi a mostrare al Cyril della realtà che la tolleranza esiste. Che c’è anche un mondo in cui lui è amato. Che ci sarà sempre chi è in grado di mostrargli il buon esempio.

Siamo usciti dal cinema devastati. Adesso conosco con più esattezza il motivo di X, pur non avendolo vissuto.

Durante questa dura prova di supporto spesso ho vacillato, ho sofferto, sono rimasto infastidito dal Cyril della realtà.
Non ho mai visto un attimo di cedimento in X, mai. Il dubbio lecito sì, ma sempre respinto con argomentazioni lucide e valide, sentite realmente.
Non so dove attinga questa forza per tentare in ogni caso di vincere i demoni della disperazione e di impuntarsi con strenua caparbietà a fin di bene.
Ogni suo intervento educativo con il bambino sprigiona una forza che non conosco. Se avessi i suoi vissuti forse potrei capire meglio.

L’ho vista, la tolleranza, è possibile. Ce l’hanno mostrata i Dardenne.
I cattivi esempi continueranno a mentire, calunniare, sbagliare. Non importa, ci si può sempre appellare al perdono inteso come “fiducia nella riabilitazione”, come dice X.
Come fa Olivier con Francis (Il figlio).

Perché Rocco Parondi perdona suo fratello Simone?? Non riuscivo a chiudere occhio nel cuore della notte, improvvisamente ho avuto la risposta che il mio struggimento profondo anelava. E sono sollevato che ancora una volta non c’è misericordia tra le righe, ma volti umani, riconoscibili. Azioni attuabili.

Riuscirà il Cyril della realtà a far sedimentare la tolleranza?
Ho l’immagine scolpita del suo gesto di sfogliare, nel mezzo della festa, il libro che gli abbiamo regalato. Non potrei mai tradurre gli occhi di X rivolti verso di me.
Ho pensato ad Alesa Karamazov circondato dai bambini.

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