Rotting christ - Non serviam (1994)




La band lo accantona da sempre. Sakis trova discutibile la produzione, e ha ragione, ma insomma non mi sembra un motivo valido per tenerlo fuori dalle scalette ai concerti. Trovano spazio occasionalmente giusto la title-track o The fifth illusion.

Invece l’album della conferma del talento di questo combo greco mantiene inalterato il suo valore. Una fucina di riff di qualità pregevole, e un’atmosfera esoterica pressoché inalterata.
Zaharopoulos non sarà questo mostruoso produttore, ma è un ottimo musicista (noto soprattutto per essere uno dei due componenti dei Necromantia, di cui forse un giorno scriverò su queste pagine).

L’ho riascoltato dopo diversi anni. Sul piano della forma l’ho trovato troppo rigido e ripetitivo, esce faticosamente da quell’alternanza tra fraseggio e accelerazione.
Ho sempre trovato l’utilizzo della drum-machine la vera grande pecca di questo disco.

Ma che emozioni il finale di Non serviam! Where mortals have no pride resta la vetta del disco, è sempre stata la mia preferita. Quella parte centrale è così onirica!
E poi Saturn unlock Avey’s son, degnissimo finale.
Forse Thy mighty contract gli è di poco superiore.
Questi primi due album costituiscono secondo me il meglio che questa band è riuscita a suonare. Certi riff si sono persi per strada. Buono anche il più melodico Triahttp://www.blogger.com/img/blank.gifrchy of the lost lovers, poi il nulla.

Sakis, che ha tatuato Non serviam sulla pancia, ha suonato qui la maggior parte dei suoi riff migliori.

Da ascoltare tenendo chiuso il booklet: i testi sono ridicoli, la pronuncia di molte parole è pessima. La perla è il latino o presunto tale che appare nel finale di Non serviam. Comicità involontaria.

Da possedere ovviamente in una delle due versioni del 1994. CULT

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