Up there: the clouds - s/t (EP, 2009)




Tra i gruppi da tenere d’occhio segnalo i riminesi Up there: The clouds, anche se questo loro primo EP (registrato nel mitico Studio73 a Ravenna, nel 2009) non è recentissimo.
I cinque ragazzi, timidoni e dall'età media piuttosto bassa (a occhio, magari mi sbaglio), già mostrano capacità non comuni in fatto di elaborazione dei brani e maturità nel saper cogliere determinate sfumature sonore che alla fine fanno la differenza tra un prodotto post-rock e qualcosa di più serio e talentuoso, come ci mostrano su questo esordio.
Il monicker non so perché mi fa pensare a quello dei Godspeed You! Black Emperor ma non credo che ci sia un collegamento, e comunque la band canadese non rappresenta il riferimento principale, ammesso che ce ne sia uno. Sicuramente questi ragazzi si muovono su coordinate eteree e sognanti tra Explosions in the sky e Alcest.
C’è una corposa componente shoegaze che dal vivo secondo me viene ancor più esaltata dagli intricati intrecci tra le tre chitarre.
Il sottoscritto però è sempre dalla parte del bassista di turno: stavolta più che mai a ragion veduta perché secondo me Daniele fa fare il salto di qualità alle composizioni, con dei giri sempre molto personali e intelligenti.
Dischetto quasi interamente strumentale composto da 3 brani (più un intermezzo) dalla durata media di 7 minuti, quindi niente roba chilometrica da accasciarsi al suolo per la noia, anzi...il quintetto arriva dritto al punto con giri di chitarre avvincenti e emozionanti: ascoltate Your words are meaningless, la cui parte finale rappresenta probabilmente la vetta emotiva di questo EP. Dal vivo sembrava che il batterista, completamente trasformato in un animale scatenato, fosse sul punto di scaraventare la batteria per quanto ci dava dentro.
La sorpresa, in parte, è costituita dall’ultimo brano The Compromise Between Acceptance Of Reality And Will Of Change (ma che figo sto titolo!) che si apre con dei suoni molto più distorti e uno screaming inatteso (di un certo Jge), qualcosa che ricorda Le Secret dei citati Alcest o che so, qualcosa tipo Lantlos (vabè che siamo lì), più vicino a quel mix tra black metal e shoegaze che ad altro. Poi il pezzo torna su fraseggi più spiccatamente post-rock prima di un ritorno alle sonorità metalliche in un finale condensato di feedback, veramente molto pesante.
Insomma i ragazzi oltre ad avere sensibilità in frangenti più sognanti mostrano anche si saper apprezzare un certo accostamento a lidi più scuri e cupi. Una mescolanza che presenta molti sbocchi in vista delle nuove composizioni: già realizzato un EP in questi primi mesi del 2011 con due nuovi brani, in cui fa capolino qualche voce pulita.
Ma sto sconfinando, in attesa di reperire il nuovo EP occorre supportare band di questo calibro facendo vostro questo piccolo gioiello dalla confezione in digipack realizzata accuratamente a mano, rilegata come se fosse stata intagliata nel legno.
Carine anche le illustrazioni del cartone, in copertina e all’interno, se non sbaglio disegnate da Daniele, il bassista.

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