Viscera/// - 2: As Zeitgeist Becomes Profusion of the I (2010)




“…E’ come un rimbombo che sale dalla città. Vieni, non ti guardare indietro!”

“Sì!...Lo senti ancora?”

“No.
C’è silenzio.
Ora c’è solo silenzio.
…Come se il mondo fosse morto”


Cambiano pelle i Viscera /// e se inizialmente avevo storto un po’ il naso oggi devo ammettere che questo loro secondo disco intero mi ha conquistato. Permangono aspetti che mi lasciano un po’ interdetto, ma si tratta sicuramente di un buon lavoro.
Appartengo alla schiera di venerandi dell’album di esordio che all’inizio sono rimasti un po’ spiazzati da questa nuova formula: pezzi anche più lunghi rispetto al passato, con conseguente esiguo numero di tracce. Ciò preclude una ricerca della dilatazione sonora e dell’estensione degli aspetti più post-metal rispetto alle sfumature grind degli esordi. Il cantato è più pulito rispetto al debutto, un segnale ulteriore di cambiamento.
Oggi è tema di discussione il fatto che i climax sonori ormai siano un po’ troppo abusati in un certo lido musicale verso cui indubbiamente anche i Viscera si sono avvicinati progressivamente. Devo dare atto però che il tentativo in questo caso è di incastonare nella struttura dei brani diverse componenti che esulano da una mera ricerca di un climax sonoro: scordatevi pezzi alla Radare, chilometrici e in fin dei conti noiosi perché siamo costretti a subire il solito contrasto tra calma e esplosione.
I Viscera /// hanno diverse frecce al loro arco, considerando il loro differente background, ecco perché in fin dei conti va dato atto che non stiamo parlando, per fortuna, del solito gruppo post-metal. Sicuramente non mancano riferimenti a Isis e Neurosis come nel passato recente, o ad uno sludge stile Eyehategod in alcuni frangenti, ma è l’alchimia ad essere particolarmente ricercata. Purtroppo devo ammettere che questa formula non sempre mi ha entusiasmato nel corso del disco. Ancora oggi è come se m’imbattessi in luci ed ombre, parti magnifiche e altre meno avvincenti.
Per ordine parto da Ballad of Barry L.
Cosa indicherà quella L?? Semplice, Lyndon.
Certo che di cazzate ne abbiamo lette in questi mesi: elogi sfrenati ai testi con slanci di interpretazioni metafisiche decisamente ridicole, per poi non cogliere neppure che il riff introduttivo ricalca in versione elettrica il tema della colonna sonora del film di Kubrick. Lasciando le delucidazioni (sarebbe meglio allucinazioni) liriche a chi compete e restando sul dato musicale, sottolineo come il primo brano è a mio avviso il meno riuscito del lotto.
Dopo l’intro Kubrickiano il pezzo ha un lungo incedere con riff di buona qualità che si susseguono per qualche minuto fino a sfumare in un intermezzo in cui appare il cantato pulito. Un breve momento che lancia tutta la parte finale, un lungo trascinarsi di note a cui non corrisponde nessun picco emotivo di sorta. Come mai un brano articolato così male? Me lo chiedo ancora oggi, si tratta del passaggio più spento del disco. Assolvo però tutto il brillante incipit, la cui sequenza multiforme lascia che parta ogni volta un’ideale associazione mentale con un altro intro complesso e ricercato che mi piace molto, ossia di Țesarul de Lumini dei Negura Bunget.
Ma c’è subito tempo di rifarsi perché giunge subito Hands in gold, un brano che adoro e che ascolto spessissimo. E’ il migliore dell’album, spicca specialmente nella sua parte finale, trascinante e emotivamente molto intensa. Questa volta la costruzione è impeccabile: inizio blando su un tappeto quasi drone, su cui si staglia il cantato pulito più ispirato dell’intero album. Torno a ribadire quanto scritto a proposito di Cyclops, la voce di Mike onestamente non mi fa impazzire, ma egli su questo brano ha compiuto davvero un salto di qualità non di poco conto, soprattutto per il calore che riesce a trasmettere.
Il brano prende progressivamente quota fino a sfociare nella sequenza che non ti aspetti, e che se hai apprezzato Cyclops aspettavi fremente da oltre una dozzina di minuti: l’intermezzo grind è brutale, squassante, liberatorio. Un’accelerazione breve ma intensa che scuote improvvisamente l'ascolto. A questo punto torna a imperversare la strofa che l’ha preceduta, ma è come se ci facesse un altro effetto, siamo ancora elettrizzati e quando si spegne il cantato ci ritroviamo immersi nell’oceano di emozioni di un epilogo estenuante, vibrante in tutto il suo dipanarsi. Ribadisco: un momento straordinario. Che vi piaccia o meno questa svolta nella discografia dei Viscera ///, sono sicuro che questo brano vi lascerà un segno.
Terminata Hands in gold restano ancora due brani e oltre 25 minuti da ascoltare. Um ad-Dunia si contrappone subito a ciò che abbiamo ascoltato finora con un riffing molto sludgeoso. Riecheggia la pesantezza di Cyclops, anche se il ritmo è inizialmente piuttosto compassato: successivamente s’impenna verso nuove sfuriate vicine al grind. Un brano molto pesante, cantato totalmente in screaming a parte un sussurro inquietante che anticipa un finale caustico. Con questo brano mi sembra di aver riallacciato una parte mancante del precedente lavoro che mancava all’appello, ma che non aggiunge nulla di nuovo alla progressione musicale dei Nostri.
They feel like CO conclude il viaggio sonoro in questa nuova dimensione Viscera ///. L’incipit ricorda qualcosa degli amati connazionali Last Minute To Jaffna (che prometto, presto commenterò) ma il brano è articolatissimo tra grind, post-metal e lunghi fraseggi tra i due chitarristi. Raccoglie un po’ tutti gli elementi che il gruppo ha maturato nel corso di questi anni, e che piaccia o meno bisogna ammettere che è rarissimo imbattersi in band che mescolano coordinate sonore in apparenza così contrapposte.
In definitiva un disco da non trascurare assolutamente, con dei picchi interessantissimi e qualche momento piatto.
Soprattutto, abbiamo la conferma che i Viscera /// sono un gruppo di qualità che non ama ripetersi e che procede imperterrito per la propria strada.

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1 commento:

Marta Frohike ha detto...

Scusa l'intrusione, qui Marta, dell'Associazione Culturale Frohike.
Ho trovato questo articolo per caso, davvero ottimo, complimenti, ci ha colpito parecchio.
Dato che teniamo una raccolta delle recensioni per le nostre uscite (in questo caso di 2 ci occuperemo del vinile) abbiamo inserito il tuo articolo qui:
http://frohikesucks.wordpress.com/2011/02/24/fr-018-%E2%80%A2-viscera-2-as-zeitgeist-becomes-profusion-of-the-i/

Spero non ci siano problemi, nel caso dimmi tranquillamente!
Il contatto è: blablabla@frohikerecords.com

A presto,
Marta