Landru (di Claude Chabrol, 1963)


Non è corretto dire che per questo film Chabrol si sia ispirato a Chaplin (Monsieur Verdoux), perché col suo taglio personale, pur avvalendosi di una sceneggiatura non scritta di suo pugno (ma da Françoise Sagannon) condanna Landru come artefice lucido dei propri crimini, che si approfitta dunque dell’instabilità sociale in cui vive, ed è senza remore fino alla fine.
Un’opera che rispecchia il pensiero di Chabrol sia per l’enfasi posta sulla natura borghese del suo protagonista, quanto al taglio utilizzato: cinico, beffardo, grottesco.
Bisogna però sottolineare come soprattutto nella seconda parte del film la ricostruzione sia un po’ troppo fedele alla storia vera a cui si ispira, e perda quel fascino luciferino che animava la prima mezzora.
Durante la prima guerra mondiale, approfittando di una situazione francamente fragile del sistema e di una abbondanza spropositata di donne che si prestano più facilmente alle blandizie dei pochi uomini rimasti a Parigi, Landru, un modesto borghese marito e padre di quattro figli, adula donne sole e le uccide, per poter accaparrarsi le loro rendite.
Da una parte dunque le donne in tempo di guerra, con la loro maggior suscettibilità al fascino del perbenismo e alla soluzione della loro carenza affettiva; dall’altra una stabilità borghese minacciata dalla carestia e di conseguenza proiettata all’individuazione di un metodo attraverso cui appagare il proprio tornaconto.
La prima parte del film è ripetitiva ma frizzante. L’orrore non viene mai mostrato, è lasciato all’immaginazione. Implacabile il ricorso alla riproposizione di alcuni dettagli quali i fermo immagini delle donne, il fumo che esce dal camino del forno, i vicini di casa che chiudono le finestre per il cattivo odore, l’acquisto di due biglietti di andata e uno di ritorno.
Il film si regge in buona misura sull’interpretazione del grande Charles Denner, molti anni dopo curiosamente protagonista di un indimenticabile film di Truffaut, L’uomo che amava le donne, in una veste diversa ma che in qualche modo conserva l’ossessione per le donne da parte di Landru.
La fine della guerra è una pessima notizia per il borghese, dal momento che gli uomini tornano a ripopolare la città, e l’inizio della sua disfatta. Le indagini si concentrano finalmente su di lui e lo smascherano.
Come scritto in precedenza, nel finale il film eccede nella ricostruzione processuale e lo scavo del protagonista viene meno. C’è anche il tentativo di dare risalto alla strumentalizzazione mediatica del processo per nascondere le mancanze politiche.
Il cinismo è dilagante ma lascia un po’ distaccati.

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