Il bacio della pantera (di Jacques Tourneur, 1942)


Un ottimo thriller psicologico low-budget che deve molto alla perizia inconsueta attraverso cui lascia immaginare l’orrore. Ciò che è rivelato si scatena e confonde in un magico gioco di luci ed ombre.
Ritroviamo Simone Simon dopo La Bête humaine ed il suo personaggio si arricchisce di una inconfondibile quanto elettrizzante carica ambigua. Riesce a dar vita ad una femminilità felina che affascina ma intimorisce al tempo stesso, complice una sceneggiatura abile nel mascherare per poi colpire (ma nemmeno troppo) con dettagli rivelatori nei venti minuti finali.
Simbolismi audaci rivelano un sottostrato costellato da allusioni sessuali mordaci e quanto mai avanti per il 1942. La schiena nuda della Simon nella vasca, il suo smalto e il graffio sul divano sono dettagli cuciti nell’immaginario, per il resto il film deve la sua fama molto più alla scena della piscina, in cui la tensione è al massimo.
Bisogna a mio avviso godersi sequenze di questo tenore, lasciandosi trasportare dal meccanismo del thriller, evitando piuttosto di dannarsi in sofisticate e inopportune analisi psicanalitiche.

1 commento:

Christian ha detto...

Ho rivisto da pochissimo "La Bête humaine", e Simone Simon era già estremamente felina. Questo ruolo sembra davvero fatto apposta per lei!