Candiria - Beyond reasonable doubt (1997)




I Candiria sono uno dei gruppi più versatili e indistinguibili che io abbia mai ascoltato.
Già con questo secondo album hanno trovato la formula perfetta, quanto più possibile distante dalla forma-canzone, mescolando metal, jazz, hardcore, ambient, fusion e perfino hip hop. Tutti questi generi sono incorporati in un unico ibrido che segue le poliritmie del batterista e riff stoppati di chitarra.
Forse, assieme al disco successivo, i Candiria hanno realizzato gli album con più stop and go che mi sia mai capitato di ascoltare. Altro che Meshuggah.
I brani come annunciato non hanno ritornelli, sono costituiti da capitoli che si susseguono senza un particolare filo conduttore. Ogni capitolo inizia con un riff di chitarre diverso rispetto al precedente.
Ciò potrebbe apparire senza senso, ma il genio dei Candiria riesce a colpire continuamente l’attenzione con varianti sorprendenti e sempre nuove. Un sound ricchissimo di sfumature.
Un album di puro headbanging eccetto le meditative ambient Lost in the forest, Tribes, Molecular dialect, la composizione jazz Intrusive statements e Mental politics, un brano totalmente hip hop (come Method of expression sul successivo Process of self development).
Molti i guest, soprattutto vocali. Appare in qualche brano anche Chris Puma, primo chitarrista del gruppo, scomparso l’anno scorso.
Il primo album Surrealistic madness (1995) aveva tracciato la via. Era un disco già inconfondibile rispetto a tutto, ma era ancora vincolato al death-metal (specie nel timbro vocale) e non ancora sprigionava tutte le peculiarità di cui il gruppo era in possesso (è il caso di parlare al passato, giacchè i Candiria da anni non sono più sui loro livelli e si sono praticamente sciolti – in tutto ciò ha contribuito un terribile incidente automobilistico che ha coinvolto il loro tour-bus nel 2002 dal quale sono usciti tutti miracolosamente salvi).
Con questo Beyond reasonable doubt i Candiria hanno plasmato ulteriormente il loro Urban-metal, che incorpora i generi che respirano a Brooklyn.
Insomma New York sta al sound dei Candiria come la Norvegia sta al black-metal norvegese.
Le mie hit sono soprattutto Paradigm shift, Faction e la conclusiva già citata Intrusive statements, un brano praticamente jazz, con dei giri di basso spaventosi, tromba e sassofono.
Tecnicamente i componenti del gruppo sono tutti mostruosi, in particolare spicca il talento del batterista Kenneth Schalk, che è anche il maggior compositore dei pezzi.
L’ugola di Carley Coma è acida e graffiante. Questo cantante di colore segue delle linee vocali tutte sue, spesso influenzate dall’hip hop.
Se cercate canzoni hardcore avete sbagliato disco dei Candiria (vi consiglio a tal proposito l’ultimo, anonimo What doesn’t kill you).
I primi Candiria sono stati molto di più: un gruppo inconfondibile per menti aperte.

Download

Nessun commento: