A swarm of the sun - The king of everything (MCD - 1997)




Erik Nilsson e Jakob Berglund sono gli A Swarm of the sun, ufficialmente sulla scena dal 2007, anno in cui hanno realizzato questo miniCd di 6 tracce.
La presenza dietro la consolle di Pelle Henricsson potrebbe far pensare subito ad un’assonanza con i Cult of Luna, ma non credo al contrario che l’influenza del gruppo di Umeå si faccia sentire più di tanto, nonostante gli A swarm of the sun generalmente propongano qualcosa di riconducibile al post-metal.
Una spruzzata di elettronica, in particolare un utilizzo della drum-machine non sempre godibile e un cantato che mi lascia più volte interdetto, sono gli elementi meno accattivanti di questo debutto.
L’impostazione vocale si alterna tra un pulito monocorde e assolutamente privo di enfasi, ad un tremendo, rabbioso lamento su King of everything. Per fortuna quest’ultimo approccio rimane un caso isolato.
Gli aspetti positivi sono sicuramente la qualità della musica, molto atmosferica e decadente. E’ un tipo di sonorità che si mantiene quasi costantemente su ritmi blandi e ripetitivi, alla ricerca di un trip ipnotico, ed in questo senso il ruolo della voce è in qualche modo assuefatto e congruo.
Fatta eccezione di due interludi, tra cui l’avvincente An animal in the shape of God, ci sono quattro brani tra cui spiccherebbe la versatile King of everything, se non fosse come preannunciato per la voce che nel ritornello è totalmente spiazzante.
A me piace molto I fear the end che assieme all’opener Refuge viene riproposta sul nuovo album uscito quest’anno.
Considerando anche la poco convincente the grip, molto industrial nel suo incedere, il disco pur nella sua breve durata si alterna tra alti (pochi) e bassi, e ciò pregiudica la mia attenzione verso ascolti prolungati. C’è da aggiungere che viste le tematiche ossessivamente depressive gli A swarm of the sun sono da prendere a piccole dosi in ogni caso, discorso che trova una sua dimensione più consona in Zenith, ed è lì che proveremo ad approfondirlo.

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