4 mosche di velluto grigio (di Dario Argento, 1971)


A distanza di anni il terzo capitolo della Trilogia degli animali di Dario Argento resta uno dei film del regista a cui sono più legato.
La sceneggiatura è solida e il meccanismo della suspense regge fino alla fine.
La prima sequenza che resta nell’immaginario è quella che si svolge nel teatro deserto, a cui corrisponde successivamente un colpo ad effetto forse non geniale ma che aiuta quantomeno a depistare le indagini dello spettatore. L’identità dell’assassino è per la verità facilmente individuabile, ma non così scontata.
La sequenza più avvincente è per me l’omicidio di Dalia.
Il meccanismo da cui nasce il titolo è improbabile ma un ottimo espediente, sicuramente più convincente rispetto alle teorie scientifiche (anch’esse inventate) su cui si basa la risoluzione del precedente Il gatto a nove code.
Comincia a trapelare il lato paranormale nei film del regista romano mediante il sogno premonitore del protagonista.
Il finale è a tal proposito vincolato a questo aspetto, ciononostante resta uno dei punti deboli.
A proposito dei temi e delle location ricorrenti nei film di Argento bisogna sottolineare la presenza di un teatro e proprio dell’epilogo: entrambi in qualche modo sono costitutivi anche di Profondo rosso e di altri film sparsi più in avanti con gli anni (es. Inferno).
Elemento molto più ricorrente, che caratterizza anche questo terzo lungometraggio del regista, è il trauma alla base dello squilibrio dell’assassino.
La colonna sonora tutta percussioni di Ennio Morricone mi piace molto, anche se da quanto mi risulta non è generalmente molto apprezzato. Anch'io trovo altre colonne sonore di maggior rilievo se non addirittura memorabili (cfr. Tenebre, Profondo rosso, Inferno), ma in questo caso ritengo che il tema sia molto calzante.
E' giustamente marginale (quel tanto che basta) la sfumatura grottesca relegata ai personaggi interpretati da Oreste Lionello, Jean-Pierre Marielle e Gildo Di Marco (rispettivamente Il professore, il detective Arrosio e il postino).
Si ritaglia un piccolo spazio anche Bud Spencer in un ruolo differente rispetto ai precedenti: funziona.
Tra i primi film di Argento è sicuramente il meno conosciuto: hanno influito la scarsa reperibilità e i rarissimi passaggi in televisione.
Solo dall’anno scorso circola il dvd, edito negli Stati Uniti, mentre in Italia una prima uscita è avvenuta sempre nel 2009 ma ha dato vita a battaglie legali per una questione di diritti, e tuttora quella versione, bloccata, resta di difficile accessibilità.
A quanto pare bisognerà aspettare ancora prima che abbia fine la diatriba legale che accompagna l'ormai estenuante e immeritata circolazione della pellicola.
A discapito di tutte queste difficoltà a farsi conoscere ancora oggi, questo giallo è una vera chicca.
Rimarco come personalmente lo valuti come uno dei film di Argento più avvincenti, anche se non il migliore. Qualitativamente mancano veri e propri colpi di genio che il regista ha mostrato di avere nelle corde in alcuni film successivi, e, in precedenza, nell’esordio L’uccello dalle piume di cristallo che reputo di un gradino superiore.

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