Kruger - For death, glory and the end of the world (2010)




Alle soglie del loro decimo anno di attività i Kruger con il loro quarto album si consacrano ai vertici della musica estrema con un disco geniale che colpisce per una durezza granitica e allo stesso tempo un’intensità emotiva simile a quella toccata dalla musica dei Gojira. Questi ultimi, tra l’altro compagni di etichetta (l’ottima Listenable, francese), sono il maggior riferimento per il quintetto elvetico e la presenza di Joe Duplantier in qualità di guest nel brano Muscle (che anche per questo suona molto Gojira) rappresenta un contributo importante per il disco.
Ma cosa suonano esattamente i Kruger? Boh. Sembra di ascoltare una fusione tra Gojira e lo sludge, ma le strofe spesso seguono un andamento ritmico quasi punk (ciò che dicono i Kruger relativamente al loro straordinario Return of the Huns).
Nel tentativo di esprimermi con chiarezza metterei in luce come in realtà di sludge c’è l’impronta delle chitarre, perché il ritmo è sempre molto fast, fatta eccezione di digressioni centrali di alcuni pezzi (Villains, Dukes of Nothing o Anthems…) che sconfinano in territori più rilassati e meno metal (sono momenti di breve quiete, spesso persino ipnotici). Quest’anima ineludibilmente massiccia, mi si passi il termine, è spesso vicina al math- dei connazionali Knut, ma mai così esasperatamente technical- e non particolarmente ricca di cambi di tempo. Detto ciò va sottolineato come i Kruger siano in grado di sfoggiare una tecnica ammirevole, specie bassista e batterista, e come proprio nella costruzione dei brani riescano a trovare uno dei propri punti di forza. Pur secondo un’articolazione solitamente circolare, l’elemento di sorpresa che arricchisce la composizione spunta sempre dietro l’angolo.
Oltre ai Gojira cito altre due influenze che reputo determinanti: i Botch e gli svedesi Breach, questi ultimi definiti “probabilmente il gruppo più sottovalutato della storia” dai Kruger.
Lo stile è in realtà molto più personale di quanto possa sembrare: il cantato segue linee di derivazione post-punk/hardcore ma è un semi-growl potente ed efficace, e il bassista crea dei giri divergenti rispetto alle chitarre. Sono fermamente convinto che senza un basso così pronunciato la musica dei Kruger non avrebbe lo stesso impatto emotivo.
Tra i brani mi limito a citare l’opener The Ox (il bue), uno dei pezzi più sconvolgenti dell’anno: ormai ne parlo e se ne parla dappertutto. Il giro centrale di basso è SPETTACOLARE, il cantato disumano e i suoni paurosi. Intro e outro devastanti. Le parole, dirette e semplici, ho pensato che potessero alludere in qualche modo ad Arnold Schwarzenegger e leggendo il booklet ho scoperto che è proprio così! Metto a questo punto in evidenza come i Kruger abbiano trattato spesso con ironia tematiche politico-sociali.
L’album prosegue secondo tutti gli elementi evidenziati nella prima parte del mio intervento, senza cadute di tono, e con alcuni picchi notevoli (Anthems of pretended glory e Turpitudes). La confezione è bellissima, un digipack che si apre a finestra!
Inutile dilungarsi, questo è uno dei migliori dischi del 2010!

Download

Everybody calls him "The Ox"
He's a man of fifty thousands strong
You won't ever find such a rider
For miles and miles and miles around
An example for the nation
Six and a half feet of muscle and sheer determination
They say he once rode a bull of twelve hundreds pounds
and had the beast tamed and sent down for the count
I saw him bring down a calf in less than two minutes
When he runs for president he'll sure get my vote
When you can break in a bull you can sure enough break in the world.


Nessun commento: