At the soundawn - Shifting (2010)



Gli At the soundawn sono un quintetto di Modena, al loro debutto dopo un MCD (che non ho avuto il piacere di ascoltare).
Quando ho ascoltato per la prima volta questo album sono rimasto colpito dalla qualità della proposta ma al tempo stesso ho pensato che non avrei ripetuto l’esperienza troppo spesso: saltava alle orecchie, in modo piuttosto spiccato, l’influenza degli Isis.
Per fortuna sono tornato ad ascoltarlo con maggior attenzione, e ho scoperto gradualmente che questo disco contiene sfumature, particolarità nascoste non deducibili ad un primo approccio. Sul booklet (volutamente minimale, ricorda quello di In the absence of truth degli Isis per l’effetto ottico) il gruppo invita ad ascoltare l’album con mezzi adeguati ad un volume appropriato, perché ritiene (e come dargli torto) che tutto il processo di registrazione, missaggio e masterizzazione è stato eseguito in modo da “preservare le dinamiche e la purezza del suono”.
Ed è dal suono che vorrei partire nel sottolineare la grandezza di questo piccolo gioiello: seguendo la lezione degli Isis per quanto riguarda l’utilizzo degli effetti, i cinque modenesi hanno dimostrato una attenzione maniacale per i suoni: perfettamente saturi nelle parti più dure e cristallini nei momenti più psichedelici, che come cercherò di sottolineare più in avanti costituiscono la vera anima delle composizioni. Da bassista il mio orecchio spontaneamente rivolge la maggior parte della propria attenzione alle linee di basso. Sono soddisfatto ma non pienamente, perché sebbene molto spesso esso sia non solo distinguibile ma addirittura il perno attorno a cui ruota tutta la composizione, in altri passaggi viene un po’ troppo soffocato dal suono delle chitarre. Penso che Alessio Bellotto, questo il nome del bassista, abbia svolto un lavoro egregio, particolarmente influenzato da Jeff Caxide degli Isis (mi chiedo se ci siano altri modelli di riferimento e se in futuro proverà ad usare più effetti…quelli di 7th moon e Prometheus bring us the fire mi piacciono molto). Il giro di basso di Caofedian è diventato già un CULT per il sottoscritto. Adoro anche il giro della successiva strumentale Drifting lights, ma sono molti i passaggi che non mi stanco di apprezzare e di ricordare.
Oltre all’utilizzo abbondante delle pedaliere da parte dei due chitarristi (molto poliedrici) gli At the soundawn hanno inserito nelle loro composizioni anche la tromba (piuttosto frequentemente) e strumenti etnici come la tabla e il bouzouki. Il risultato è un tappeto molto ma molto più stratificato di quel che inizialmente semba una mera riproduzione del Credo musicale degli Isis. Ad esempio in alcuni frangenti si sovrappongono tre differenti melodie di chitarra. Ma è proprio mediante questi strumenti così particolari ed a campionamenti quanto mai indovinati che il disco viaggia costantemente su binari onirici.
E’ un disco molto dispersivo (nell’accezione positiva del termine), camaleontico ma al tempo stesso mai disgiunto. Metal e non-metal sono fusi con una padronanza sopraffina dei propri mezzi e della voglia di sperimentare, attraverso una capacità di osare che ha la potenzialità (spesso trascinante) di superare il semplice avvicendamento tra la morbida fase acustica e l’impetuosa fase elettrica attraverso un utilizzo particolare della destruttura (credo che Mudra, che si spegne nel suo picco per ricominciare in una veste differente, ne rappresenti l’esempio più evidente) e il ricorso ad alleggerimenti ambient in cui emerge una passione pronunciata per generi che con il metal non hanno nulla a che vedere. Penso che anche il cantante abbia gusti musicali molto lontani dal metal. A parte il suo cantato profondo (stile Isis, più o meno), le clean vocals seguono linee a me francamente sconosciute, spesso quasi pop-rock; è in assoluto la prima volta che ascolto delle parti cantate di questo tipo in un disco del genere…si, ma quale genere? A grandi linee ciò che i cinque modenesi suonano potrebbe essere etichettato come post-metal, ma sarebbe riduttivo e indecoroso per tutto il lavoro che c’è dietro e che ho provato a descrivere. Sicuramente gli At the soundawn hanno creato un disco fresco e alternativo, con dei suoni che, non mi stancherò mai di ribadirlo, sono elettrizzanti (merito anche dello Studio 73 di Ravenna), e soprattutto un valore artistico di rilievo, già maturo e definito in quel che a tutti gli effetti è poco più che un esordio. Complimenti. Compratelo e basta. Support!

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