Dusk - Mourning...resurrect (2002 - compilation)




I Dusk sono stati un gruppo underground statunitense (del Winsconsin). Dediti al doom-death, hanno realizzato soltanto due MCD prima di sciogliersi.
Fin qui tutto normale.
Eppure la loro storia nasconde risvolti umani e professionali in cui non ci si imbatte spesso.
Dopo l’uscita di Majestic thou in ruin nel ’95 il cantante Steve Crane è partito per il Kenya dopo una folgorazione mistica.
La band ha proseguito con un rimpiazzo (tale Chad) fino al ’98 prima di sciogliersi, dopo aver registrato un solo brano per una compilation con la nuova formazione.
Il gruppo, ormai scioltosi, anche grazie a doom-metal.com già a cavallo del 2000 era diventato di culto tra gli appassionati del genere.
Vista l’irreperibilità dei due dischi, per fortuna l’etichetta underground Lost Disciple ha rimasterizzato tutto il materiale edito dai Dusk (11 brani totali) in una compilation nel 2002. Un’occasione che non mi sono lasciato perdere perché la qualità di questi brani è impressionante.
Il primo MCD omonimo, realizzato nel ’94, alterna frequenti cambi di registro tra parti ultraslow e altre molto accelerate, decisamente integre nei canoni del death-metal.
Davvero fin qui nulla di eclatante, è lecito pensare: alcuni anni prima gruppi come My Dying Bride, diSEMBOWELMENT o Paramaecium avevano già ampiamente battuto questo sentiero.
I dusk hanno una discreta competenza nella stesura dei riff, un batterista non particolarmente eclettico ma in grado di determinare sempre una certa varietà all’interno dei brani. Il vocione di Steve Crane un classico growl.
Il merito dei Dusk è stato a mio avviso un altro: al muro imponente delle chitarre univano un uso inconsueto della tastiera, creando un sound unico, molto atmosferico e sognante (di cui a quanto pare il maggior fautore era proprio il già citato Steve Crane, cantante/bassista). In particolare band come Morgion (degli esordi) e Evoken credo abbiano subìto l’influenza di questo grandissimo gruppo.
Majestic thou in ruin è molto più statico, il tentativo a mio avviso consisteva nell’accentuare la componente atmosferica, che effettivamente è più in risalto. Il cantante qua e là adotta un cantato non proprio pulito, ma più lamentoso.
Mi chiedo se davanti a brani di questa fattura anche altri gruppi oltreoceano siano rimasti ammaliati da questo suono così etereo rilasciato dal combo statunitense (ad esempio il primo lavoro dei Pantheist per talune scelte stilistiche sembra avvicinarsi agli ultimi Dusk – compresa Yearning for eternity inserita nella compilation del 1998 per la Lost Disciple).
Dopo lo scioglimento i due chitarristi con il nuovo cantante hanno formato gli Aphotic, senza mai ottenere un contratto. Si sono sciolti a loro volta cinque anni fa. Se non ricordo male il loro genere non si discostava da quello prodotto dai Dusk.
Personalmente preferisco notevolmente il debutto Dusk a Majestic thou in ruin. Indubbiamente sui brani che caratterizzano quest’ultimo il doom-death è plasmato con maggior cura verso una forma propria, ma i riff di chitarra sono meno ricchi di inventiva rispetto al lavoro precedente.
Envision the terror e Mourning shadow, che rispettivamente aprono e chiudono Dusk, sono i miei pezzi preferiti.

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