Krallice - s/t (2008)




Non so se qualcuno ricorda Skullgrid dei Behold…the Arctopus. In alcuni frangenti su quel disco emergeva una certa vena black-metal, fattore molto insolito rispetto a ciò a cui aveva abituato il gruppo in passato.
Si scoprì che Colin Martson, super-bassista ultratecnico dalla chioma assurda, adora i Darkthrone e altri gruppi della vecchia guardia…aspetto curioso, visto che Martson semmai è un esponente di una nuova ondata di musicisti statunitensi che nell’ultimo decennio ha provato, spesso con successo (vedi alcuni dischi dei Dysrhythmia), a svecchiare generi di riferimento con tecnicismi, destrutture e commistione (per non dire combustione) di altri più disparati.
Anche i Krallice appartengono alla schiera di gruppi avantgarde, termine di cui spesso si fa un uso eccessivo, ma come definire diversamente un disco del genere?
La qualità dei riff è ottima e il trio sfoggia una tecnica invidiabile, ma ciascuno dei tre membri del gruppo non si lascia andare a particolari tecnicismi, e i momenti solisti si contano sulle dita di una mano. Al contrario dei Behold…the arctopus, in cui manca un vero e proprio collante (limite purtroppo del gruppo, migliorato in parte sull’ultimo album), qui c’è una coordinata ben definita ed è mantenuta dall’inizio alla fine da ognuno. L’obiettivo, molte volte raggiunto (ma non sempre) è di trasporto emotivo attraverso un martellante connubio di dissonanze tra le due chitarre. Completano il quadro un basso distortissimo, che fa la sua parte, e un drumming assassino.
Che mazzata! A parte rari momenti è tutto a tavoletta e i brani spesso rasentano o superano i 10 minuti! E non è quel technical-black metal che si concede pause progressive o minimal.
Se solo avesse avuto più momenti di pausa, eccetto l’ultimo brano, il disco ne avrebbe giovato.
Proprio la traccia conclusiva, Forgiveness in rot, è la migliore a mio avviso. Se riuscite ad arrivarci…

Download

Nessun commento: