I demoni (di Andrzej Wajda, 1987)


I demoni è uno dei miei romanzi preferiti e dinanzi a adattamenti cinematografici di Dostoevskij il mio giudizio, naturalmente, è sempre prevenuto. L’opera in questione è di Wajda, grandissimo regista, per cui ero curioso di conoscere il risultato della trasposizione.
La versione italiana di cui sono in possesso è poco inferiore alle due ore. Il film è un riassunto molto conciso ma che smarrisce oltre una decina di punti-chiave del romanzo.
Anziché soffermarsi su Nikolaj, Wajda sembra porre molta più attenzione alla vicenda di Satov, senza dubbio un risvolto indimenticabile del romanzo. Sembra un nodo cruciale attraverso cui emerge in tutta la sua nefandezza la condotta morale di Pëtr Stepanovič (nel doppiaggio italiano un improponibile Pierre) e di riflesso degli altri appartenenti alla cellula terroristica.
La caratterizzazione dei personaggi è ottima.
La scena dell’omicidio è molto cruda e rispetta le sensazioni del romanzo.
Le debolezze caratteriali dei membri della cellula sono tratteggiate con cura e fervore.
Peccato che molti personaggi restano troppo in sospeso, appena abbozzati: in particolare Stepan Trofimovič (Omar Sharif). Il suo celebre discorso al ricevimento di Maria Timofeeevna (altro personaggio non pervenuto nel film) avrebbe giovato a quel che Wajda ha voluto proporre. Il messaggio arriva, striminzito, ma c’è.
E’ evidente il peso del romanzo con cui fare i conti, e ribadisco come lo spirito dei personaggi sia stato tradotto come meglio non potevo immaginare. Ma noi cultori del romanzo siamo così, non ci accontentiamo, e restiamo con l’amaro in bocca.
Un buon modo per rifarsi, per chi non l'avesse ancora fatto, è assistere al geniale inserimento che Visconti fa della confessione di Stavroghin nel suo nichilista Helmut Berger de La caduta degli dei (1969).
Ottimo Lambert Wilson.

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