Mastodon - Crack the skye (2009)




Che i Mastodon non pestassero più come ai tempi di March of the fire ants era noto già da tempo, ma in pochi avrebbero immaginato un cambiamento così radicale come su Crack the skye.
Sinceramente me ne sono accorto solo in un secondo momento, perché fin dal primo ascolto questo disco suona mastodon al 100%.
E’ un album più morbido e molto melodico, con dei suoni anche particolarmente differenti rispetto al passato.
Ad esempio mi hanno fatto notare come suona la batteria, in certi punti sembra quel suono retro che ci porta agli anni ’70, benchè, sia chiaro, Brann è bestiale anche qui. Il suo drumming sarebbe così esuberante anche su generi più soft. Riesce sempre a inserire quelle sue rullate aggiuntive che contraddistinguono i Mastodon.
E’ proprio lui a cantare sulla prima strofa di Oblivion.
Ecco, le voci, altro punto a favore del combo. Su Crack the skye al 90% ci sono voci pulite e canta quasi esclusivamente Brent, ma non so come le parti vocali dei Mastodon pur essendo molto eterogenee mi piacciono sempre allo stesso modo fin da Remission, quando erano molto più dure.
Altro capitolo a parte i favolosi arrangiamenti acustici che danno respiro a brani molto più lunghi rispetto al passato.
La superconcentrazione di killer-riff che contraddistingue soprattutto i primi due album lascia spazio a digressioni rock e l’uso del sintetizzatore ricrea un’atmosfera realmente retro (‘70s).
Insomma mi piacciono molto i Mastodon dal vivo ma questo disco è ottimo sia in studio che riproposto in sede live.
Certo, dimenticatevi di prendere a testate il vostro vicino, i tempi di Mother Puncher sono acqua passata, però che gran gruppo, così tecnico e sperimentale da carpire un’evoluzione naturale del proprio sound tale da sfornare un disco così dannatamente Mastodon.
Immancabile Scott Kelly come guest.

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