Il posto delle fragole (di Ingmar Bergman, 1957)


Road-movie, film sulla memoria, dramma esistenziale. Di analisi più o meno approfondite su questo film ne sono state scritte e ne ho sentite dire già abbastanza nel corso di dieci anni, per cui giunto alla terza visione, a scansioni di circa 5 anni ciascuna, nel mio piccolo cercherò di soffermarmi su altro, a ruota libera.
Una delle sequenze più belle è il primo dei due incubi. Ha fatto scuola, come si sul dire. Anche tra i grandi Maestri (Kagemusha). E ricorre nello stesso Bergman nel meraviglioso L'immagine allo specchio (1976).
Come dice un mio amico, l'incubo iniziale è una delle sequenze più belle della storia del Cinema.
E' un film sullo scoprirsi e ritrovarsi, un film che guarda impetuosamente sul futuro, ma con i toni leggeri e garbati di chi sconfigge la morte intesa come risultante di una fossilizzazione vivente.
Il mio amico dice anche che il personaggio più interessante del film è Evald (Gunnar Björnstrand). Guarda caso Evald nel film ha la stessa età di Bergman all'epoca (38 anni). Il rapporto padre-figlio che ha tanto tormentato la vita e l'opera di Bergman è uno dei temi ricorrenti, basti pensare a Come in uno specchio e Fanny & Alexander soprattutto.
I due Borg pronunciano la stessa frase, in momenti diversi, e più volte nel corso del film viene espresso il concetto secondo cui i due sono uguali.
Pur riconoscendo il valore spropositato di un personaggio minore come Evald, come giovane possibilità di riscatto e quindi depositario ultimo della trasformazione del padre, manca il passaggio del tramite in questa riflessione: Marianne.
Ho un debole per la Thulin, è da sempre la musa di Bergman che preferisco. Il suo personaggio equilibrato ma lucido è il vettore su cui ruota il senso stesso del film, colei che assiste in presa diretta ad uno stravolgimento narrativo e di contenuti di una vita che sembrava essersi incastrata, fino all'epilogo in cui si presume, avrà una parte fondamentale nel saper riprodurre questa esperienza nella vita coniugale.
Il tema esistenziale del valore della nascita di un figlio in un mondo del genere è qualcosa di caro a Bergman; il successivo, a mio avviso bellissimo Alle soglie della vita si concentra proprio su questo aspetto. Marianne è fin dall'inizio un personaggio positivo, che non le manda certo a dire, che si pone ad un bivio coscientemente e a ragion veduta.
Questo film va vissuto, si lascia scappare forse una risposta ad una delle diverse dicotomie su cui ruota: mettere al mondo un figlio oppure no?
Una sequenza che non dimenticherò mai è quando Sara mostra a Isak il riflesso del volto nello specchio (come farà Erland Josephson con Liv Ullmann in Sussurri e grida), e successivamente gli dice che "Anche se sai molte cose, non sai niente"). Il secondo incubo è la constatazione finale della propria condizione esistenziale, di ciò che Isak è per gli altri, del valore inutile del suo sapere se non applicato alla quotidianità.
I due ragazzi sono dei personaggi leggendari, con la loro educazione e riverenza, con le loro diatribe fondate sull'esistenza o meno di un'entità superiore.
E Sara è un ritratto eccellente di candore e spiritualità camuffata da edonismo, o viceversa, ma una genuinità capace di disarcionare qualunque ostacolo, mentore del cambiamento di spirito di Isak, ravvedutosi infine nella sua rinata veste di padre carismatico e dignitoso, di comunicatore sobrio di esperienza e conoscenza, al di là di modi raffinati pseudo-edulcorati messi in mostra solo secondo un copione prestabilito di educazione di circostanza.
La Andersson si snoda in due personaggi non semplici, il passato e il presente di Isak: è lei il secondo anello, atemporale, simbolo della congiunzione tra passato e presente nella presa di coscienza dell'anziano. Ha dichiarato che è stato il suo personaggio più difficile.
Il posto delle fragole con quel suo vago sapore Proustiano è il primo film-bilancio del regista. E' il precursore di un esaurimento nervoso; il secondo film-bilancio, Persona, a mio avviso la summa dei suoi numerosi Capolavori, l'avrebbe scritto allettato proprio come Proust. Coincidenze ricorrenti a tal punto da non essere più tali: basti pensare a Lo specchio di Tarkovskij (anche lì il protagonista è malato in un letto) e a 8 e 1/2 di Fellini.
Victor David Sjöström, strepitosa ultima interpretazione per uno dei personaggi più illustri del cinema svedese, quello de Il carretto fantasma come qualcuno non manca di sottolineare ogni volta.

2 commenti:

Christian ha detto...

Che bel film! Il mio preferito tra quelli di Bergman (anche se non li ho visti tutti)... In effetti merita visioni plurime, magari a distanza di parecchi anni. L'ho rivisto l'ultima volta proprio il giorno stesso in cui è stata annunciata la morte del regista...

Mpo1 ha detto...

Chissà chi è il tuo amico ... ;)